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Argento perde sempre di più, fotovoltaico colpito dai dazi

Argento perde sempre di più, fotovoltaico colpito dai dazi. L’argento non è riuscito a seguire il rialzo dell’oro martedì, durante un aggravarsi delle tensioni tra USA, UE e Cina….

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Davide Pecoraro – Bullion Vault


 “I dazi di Trump sembrano sempre di più l’obiettivo anzichè l’oggetto delle trattative”, ha osservato Bloomberg dopo che il Presidente ha difeso la sua decisione con un tweet:

“La Cina compra molto meno da noi di quanto ci vende, una differenza di quasi 500 miliardi, per cui siamo in vantaggio.

Fabbrichiamo questi prodotti in America, e non ci saranno tariffe.

Acquistiamolo da uno stato non tassato. Molte aziende stanno già lasciando la Cina…”.

I produttori cinesi di equipaggiamento per energia solare, fino al 2018 il fattore trainante della domanda di argento, sono destinati a risentire degli aumenti delle tariffe, secondo GreenTechMedia.

 “La decisione del 2018 degli USA di applicare una tassa del 30% su pannelli solari esteri ha avuto un risultato negativo anche per l’industria dell’energia solare domestica, che dipende enormemente da importazioni economiche”, ha indicato James Ellsmoor della NGO Solar Head of State a Forbes, mostrando che l’industria del fotovoltaico ha eliminato 18.000 posti di lavoro dal 2016, inizio degli ostacoli all’import.

L’utilizzo globale di argento nelle nuove celle fotovoltaiche è crollato del 10% nel 2018, secondo i dati del Silver Institute.

Guardando ai mercati finanziari, l’indice MSCI World ha chiuso lunedì al minimo da metà marzo, e le Borse asiatichehanno seguito le perdite di Wall Street di ieri.

Le equity europee sono aumentate dello 0,6% dopo che i dati sull’impiego nel Regno Unito e sulla produzione industriale dell’Eurozona hanno superato leggermente le aspettative degli analisti.

L’argento è rimasto bloccato sotto 14,80$/oncia, alzando il rapporto oro/argento al picco di 26 anni ad 88.

Una nuova nota di trading di MKS Pamp ha osservato:” L’argento fa fatica a risalire, ma dovrebbe seguire l’oro e toccare 14,95$ o 15$ se l’oro dovesse superare i 1.300$/oncia”.

Per quanto riguarda l’oro invece: “La domanda in asia è stata ridimensionata da vendite a profitto sopra i 1.300$, e le incertezze sui negoziati USA-Cina dovrebbero supportare l’oro e bloccare, se non spingere in basso il dollaro con un ulteriore vantaggio per il metallo giallo”.

Platino e palladio sono rimasti sotto la chiusura della scorsa settimana a 859$ e 1.333$/oncia.

Il Bitcoin ha prima esteso il saldo dello scorso fine settimana, poi si è ritirato, mantenendo un +15% per la settimana fino ad oggi sopra 8000$, per la prima volta da Luglio.

Le teorie sulla causa del rialzo del Bitcoin, pur sempre il 60% al di sotto del picco del 2017, indicano “l’interesse istituzionale” di broker tradizionali come Fidelity che vogliono ora offrirlo ai clienti, ed il collasso di “alt coin” e delle frodi agli enti di cambio.

L’euro è riumasto stabile intorno a 1,12$, mentre la sterlina è ora al minimo di 7 settimane a 1,29$, con il negoziatore per la Brexit Olly Robbins a Bruxelles per discutere di cambiamenti all’accordo di uscita dall’UE.

Questo ha aiutato il prezzo dell’oro in sterline a rimontare sopra i 1000£/oncia per la quinta volta in 10 settimane.

L’ultima analisi di Scotia Mocatta indica che “l’argento si allontana sempre di più dalla definizione di metallo prezioso, abbandonato anche dalle Banche Centrali, e se continua ad aggirarsi sul fondo di 15$/oncia potrebbe attrarre più domanda industriale, ma quella degli investimenti è assente”.

Fonte: BullionVault

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