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05/08 Passaggio a Nord-Ovest

Sul mercato italiano ci siamo dilungati parecchio, negli ultimi giorni, e non è certo quel ch’è accaduto venerdì scorso, sullo stesso, che potrà consentirci di dir cose diverse o anche solo “un po’ intelligenti”: avremo comunque modo di riparlarne domani, su…


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di Edoardo E. Macallè – NIKKAIA Strategie


Sul mercato americano, invece, non v’è proprio  nulla  d’aggiungere  a  quel  che  s’è scritto sullo S&P500 insieme all’ing. Bizzi: giusto per  tempo, tale indice ha varcato il “passaggio a nord-ovest”  (1700p di S&P500) ed ora non gli resta che consolidarne l’impresa, tenendo conto tuttavia che, approssimandosi l’autunno, il ghiaccio alle sue spalle potrebbe giocargli brutti scherzi e far smarrir d’incanto la via appena trovata. L’indicatore di rischio più famoso del mondo, il VIX  (quel  che,  in  un  qualche modo, misura  la volatilità dello S&P500), ad ogni buon conto, non parrebbe al momento in grado di suscitare alcun panico, ancorché “prospettico”:

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– perché sarà pur vero che, una volta toccato il fondo, spesso si può risalire, ma non bisogna mai dimenticar che talvolta, invece, si comincia a scavare e… quella in corso, sulla volatilità, parrebbe proprio una di quelle volte.
Tra l’altro, tutto ciò non sembrerebbe prerogativa del solo mercato americano!  In prossima pagina troverete un’immagine sostanzialmente analoga a quella appena mostratavi e che riguarda la volatilità del mercato tedesco (come dir, quindi, “europea”):
– nel caso specifico, il fondo non parrebbe proprio essersi già  trovato e  lo spazio per un’ulteriore discesa dei valori (di volatilità) potrebbe persino dirsi più ampio di quello disponibile alla volatilità del mercato americano!

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Ed anche se è ancor troppo presto per valutarne seriamente le indicazioni (nel mese in corso, infatti, vi sono state solo due sedute…), gli indicatori stocastici su base mensile, per ora, non parrebbero prospettar proprio nulla di buona sulla volatilità del mercato tedesco almeno sino al prossimo ottobre (…ed invero anche oltre):

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– l’Inerzia ed il Movimento, infatti, parrebbero puntar al ribasso con tanta e tale convinzione che credere ad una “seria  inversione” della tendenza in corso sin da quest’anno non trova, almeno oggi, alcuna giustificazione.
Ripetiamo: 
– è  ancor presto per far affermazioni tanto forti, ma è anche vero che noi non possiamo far altro che giudicare quel che abbiamo oggi sotto il naso e, quindi, quanto più sopra sostenuto parrebbe la sola cosa “intelligente” che al momento noi si può dire.
 
E non è cosa di poco conto perché riguarda due mercati, quello  americano  e quello tedesco, che sono al momento sui propri massimi assoluti:
– come dire che proprio laddove si sarebbe portati ad immaginar “più alti” i rischi d’un eventuale  investimento, questi ultimi parrebbero tanto miseri da giustificar ampiamente le attese più ottimistiche. Senza  confonder tuttavia, sol per questo, “ottimismo” con “rendimento”: perché sulla possibile ampiezza di quest’ultimo, a proposito dei mercati sopra citati, noi non saremmo affatto così ottimisti, anzi… Insomma:
– il mercato americano e tedesco, a dispetto delle soglie raggiunte, oggi non suscitano gran paura, ma a motivo di quelle stesse soglie, probabilmente, non sono neppure più in grado di suscitar particolari entusiasmi.
Ci sono, piuttosto, dei luoghi comuni che, senza alcun dubbio, è giunto il momento di sgombrar dal campo degli investimenti. Da tantissimi anni, ad esempio,  si  sente dir solo cose negative del mercato giapponese (la più gettonata è: “Mercato cerebro-leso!”), ma se si fa un confronto tra quel che è accaduto su quest’ultimo, dal 2000 ad oggi, e quant’accaduto invece sui due mercati più celebrati del mondo (USA e Germania), ci accorgiamo  facilmente che le cose sono ben diverse da quel che i più sarebbero portati ad immaginarsi…

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-ƒ sino al 2009 il comportamento dei tre mercati è stato sostanzialmente analogo ed è solo tra il 2010 ed il 2011 che s’è aperta l’attuale forbice, una forbice che, tuttavia, parrebbe destinata a chiudersi, o quasi, già durante il prossimo anno.
 
O, quanto meno, proprio questo è quel che c’induce a credere l’immagine qui sopra… Ovviamente, sarà necessario che il mercato giapponese, nell’ultima parte dell’anno in corso, confermi quanto di buono ha fatto sin qui, ma anche che il mercato americano e quello tedesco non abbiano ad accelerare ulteriormente nei prossimi mesi.  Certo che se i problemi dei mercati  azionari  sono  sostanzialmente  questi  (maggior o minore accelerazione dell’uno sull’altro), v’è da chiedersi quali prospettive possano mai aprirsi per  i mercati obbligazionari e, in generale, per i cosiddetti beni rifugio (perché non è per nulla chiaro contro cosa mai si debba trovar rifugio…).

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Il T-BOND (obbligazionario USA) è un bene rifugio per eccellenza e lo è, soprattutto, quando le cose, d’improvviso, si mettono male per il mercato azionario americano, ma le due immagini qui sopra non giustificano, in  questo  momento,  alcun  travaso  di liquidità da uno all’altro campo, anzi…

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E cose del tutto analoghe, in realtà, potrebbero dirsi anche a proposito del mercato obbligazionario e di quello azionario tedesco: al momento, non c’è ancor  nulla  che possa motivare, a dispetto dei valori raggiunti, un travaso di liquidità da uno all’altro. Ma questo, in fondo, potevamo darlo per scontato…

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Meno scontato (ed anche decisamente), invece, almeno rispetto alla media dei luoghi comuni che s’aggirano come fantasmi nella testa di chi fa investimenti, è quel che si vede  qui  sopra:  chi  l’avrebbe mai detto, infatti, che persino dopo una caduta tanto rovinosa da parte dell’Oro, vi sarebbero state ancor maggiori opportunità di guadagno sul mercato giapponese (che ha fatto invero molto sin qui!) piuttosto che sul primo?…

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E se qualcuno ci avesse detto, sei mesi fa, che quel che vediamo qui sopra sarebbe stata l’immagine fornitaci dall’argento e dal nostro mercato nel mese d’agosto, noi non gli avremmo mai creduto (sbellicandoci dalle risa) ed invece… è proprio quel che oggi abbiamo. Quest’ultima considerazione, però, che possa servir di monito a tutti: noi si fa presto a cambiar idea (sempre, però, che ce ne siano dati i motivi…). A domani.

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