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27/03 S: Cambi: EURUSD – USDJPY – EURJPY

Euri 1

EurUsd (PC 1,2950): nella dinamica del cambio euro/dollaro, dall’introduzione dell’euro nel gennaio 1999 ad oggi, possiamo individuare complessivamente 3 macro-fasi:……..


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Fase 1 (Gen 1999 – Apr 2002): discesa, consolidamento e riaccumulazione  
Dopo un avvio di contrattazioni a ridosso di 1,1800-1,1900 nel gennaio 1999, l’euro/dollaro è sceso fino ad un minimo storico a 0,8231 il 26 ottobre 2000. Da tale livello è iniziata una fase di riaccumulazione prolungatasi fino al mese di aprile 2002. 

Fase 2 (Mag 2002 – Lug 2008): rally dell’euro Dal mese di maggio 2002 inizia una lunga fase caratterizzata dall’euro forte – o, per meglio dire, dal dollaro debole – culminata nel massimo storico del 15 luglio 2008 a 1,6038 (+95% dai minimi) 

Fase 3 (Ago 2008 – oggi): rimbalzo e stabilizzazione del dollaro
Con l’acuirsi della crisi finanziaria, il dollaro inizia a rafforzarsi, toccando un picco contro euro il 7 giugno 2010 a 1,1876. La dinamica dell’euro conto dollaro degli ultimi 4 anni si può considerare, nel suo insieme, come debole-laterale, con un nuovo peggioramento a partire dalla primavera 2011 a causa dell’acuirsi delle tensioni sul debito sovrano dei Paesi periferici dell’area euro. Nel secondo semestre 2012 e nel mese di gennaio 2013, in corrispondenza del rasserenamento all’interno dell’area euro ed al contestuale ulteriore allentamento monetario promosso dalla Fed, l’euro ha messo a segno un  rally  sostenuto, dal minimo del 24 luglio a 1,2042 fino a toccare un picco il 1° febbraio a 1,3712. Le quotazioni sono quindi ripiegate verso il supporto, anche psicologico, a ridosso di 1,2800-1,3000, attorno a cui il cambio è gravitato nelle ultime settimane.

Il recupero dell’euro dai minimi di fine luglio 2012 non è ancora sufficiente per fornire segnali rialzisti sull’euro in ottica strategica, come sembra confermare anche la recente ridiscesa verso 1,2845-1,2900. Il quadro tecnico dell’euro rimane quindi fragile, anche nei confronti di una divisa intrinsecamente debole quale il dollaro Usa.

  Per le prossime settimane. Finché il cambio staziona al di sotto di 1,3200-1,3300 il quadro tecnico rimane molto debole: la pausa delle ultime settimane appare come una fase distributiva, che dovrebbe quindi preludere ad una ripresa del movimento ribassista in essere dai picchi del 1° febbraio a 1,3712. Il primo obiettivo è individuabile a ridosso di 1,2800, quindi il forte supporto in area 1,2600/60, la cui  rottura fornirebbe un segnale ribassista in ottica plurimensile, con primo obiettivo 1,2335 e quindi (prematuro) i minimi del luglio 2012 a 1,2042. Per un segnale di stabilizzazione occorre una pronta risalita e consolidamento al di sopra di 1,3300 (poco probabile).  

STRATEGIA esposizione: 125/200, invariata. Possibili acquisti (50/200) su discese in area 1,2625/75 e quindi in area 1,2400/50.    
 
   UsdJpy (PC 94,36): Il dollaro/yen è in un trend ribassista di lunghissimo periodo: da quota 350 all’inizio degli anni ’70 è sceso stabilmente sotto 175 a partire dalla metà degli anni ’80, raggiungendo un minimo storico a 79,75 nell’aprile 1995. Dopo un forte rimbalzo esauritosi nel massimo a 147,65 nell’agosto 1998, è ripreso il  trend ribassista dominante, con massimi e minimi decrescenti, culminato in un nuovo minimo storico il 31 ottobre 2011 a 75,38. Anche se mancano ancora segnali convincenti di esaurimento del macro-trend ribassista, nel corso del 2012 va segnalato un tentativo di assestamento e risalita, con una forte accelerazione da inizio ottobre. Nell’ultimo trimestre del 2012 il cambio è risalito da quota 77,40 verso 87, per poi spingersi verso quota 95 nel mese di febbraio 2013 (max 94,77 il 25.02). Le politiche monetarie ultra-espansive varate dal nuovo governo Abe spingono ad un forte deprezzamento dello yen (-20% contro Usd negli ultimi 6 mesi), col rischio di innescare ritorsioni e “guerre valutarie”.   

     Per le prossime settimane. Un segnale di perdita di spinta si avrebbe su discese sotto 93,00, con il possibile inizio di una fase di consolidamento. Un segnale di storno più convincente si avrebbe però solo su ridiscese al di sotto di 90 (prematuro), ed il quadro tecnico diventerebbe negativo su ridiscese sotto 88 (al momento poco probabile).

L’obiettivo del  rally in atto è individuabile in corrispondenza della soglia psicologica di resistenza a quota 100 (ext 101,50).   

STRATEGIA  esposizione: 125/200, invariata.  Possibili acquisti (50/200)  su discese in area 90,50- 91,00, poi in area 88,25/75 e quindi in area 86,75-87,25.  
 

  EurJpy (PC 122,20):  nella dinamica del  cross euro/yen, dall’introduzione dell’euro nel gennaio 1999 ad oggi, possiamo individuare complessivamente 3 macro-fasi:

Fase 1 (Gen 1999 – Ott 2000): discesa  
Dopo un avvio di contrattazioni a ridosso di 132,50-135,50 nel gennaio 1999, l’euro/yen è sceso fino a toccare un minimo storico a 88,97 il 26 ottobre 2000.  

Fase 2 (Nov 2000 – Lug 2008): forte rally dell’euro
Dal mese di novembre 2000 inizia una lunga fase caratterizzata dall’euro forte, in cui lo yen viene sistematicamente venduto e utilizzato come  funding currency, per finanziare investimenti in attività denominate in altre divise. Il carry trade porta così ad una vera e propria “bolla valutaria” che si autoalimenta fino alloscoppio della  bolla immobiliare-finanziaria a partire dall’estate 2007. Il  cross tocca un massimo storico a 169,95 nel luglio 2008 (+91% rispetto al minimo 2000).

Fase 3 (Ago 2008 – oggi): tracollo dell’euro, e rimbalzo
Con lo scoppio della bolla immobiliare-finanziaria, a partire dall’estate 2007 e con un’accelerazione col fallimento di Lehman Brothers nel settembre 2008, è iniziato un progressivo forte disinvestimento dalle Borse mondiali, con contestuali massicci riacquisti di yen per la chiusura delle posizioni di  carry trade. Ciò ha provocato un vero e proprio tracollo dell’euro contro lo yen, alimentato da un duplice effetto: la discesa dell’euro contro dollaro Usa e, contemporaneamente, del dollaro contro lo yen. Il collasso dell’euro spinge il cross a toccare un minimo il 24 luglio 2012 a 94,12 (-44,6% dal massimo storico). A partire dai minimi di fine luglio 2012 si è assistito ad un forte rally – con un contestuale rialzo dell’euro contro il dollaro Usa e del dollaro Usa contro  lo yen – favorito dal ritorno di propensione al rischio sui mercati finanziari grazie ai primi segnali distensivi sul debito nell’area euro e, recentemente, dalle politiche ultra-espansive della Banca del Giappone: il cambio tocca un picco il 6 febbraio a 127,69, per poi consolidare al di sopra di 118,93.  

    Per le prossime settimane. È iniziata una fase di consolidamento, con possibili ritracciamenti verso 118,90:  un segnale di storno più ampio  si avrebbe solo sotto tale livello, con obiettivo 117,45  e quindi 113,50. Un segnale ribassista per le settimane a venire si avrebbe però solo alla perforazione di 113,50 (poco probabile). La prossimità della resistenza critica in area 127,70-130,00 dovrebbe comunque arrestare la dinamica dell’euro per molti mesi a venire.  

STRATEGIA esposizione: 125/200, invariata. Possibili acquisti (50/200) su discese in area 116,25/75 e quindi in area 113,00/50.

 

 

Fonte: Ufficio Studi Banca Sella  

 


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