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Alluminio, nuove regole per la gestione degli stock

ALLUMINIO 2

Lme, arrivano le misure taglia-code
Andamento altalenante per le quotazioni dell’Alluminio. Dopo esser saliti a fi ne ottobre a ridosso dei 1.900 dollari la tonnellata (massimo da due mesi), …..


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i prezzi di questo metallo al London Metal Exchange (Lme) nelle ultime sedute si sono riportati in quota 1.700 dollari. La spinta ribassista arriva proprio dalla borsa metalli londinese e più precisamente dall’Hong Kong Exchanges & Clearing (HKEx) che l’anno scorso ha acquistato il Lme per 1,4 miliardi di sterline. Lo scorso 9 novembre il ceo dell’HKEx, Charles Li, ha annunciato le tanto attese riforme destinate a ridurre le lunghe attese necessarie per ritirare i metalli (nei magazzini di Detroit e Vlissingen è necessario attendere anche un anno e mezzo). Dopo un primo incremento innescato dal rallentamento dell’economia globale, la crescita degli stock di Alluminio si è autoalimentata a causa di disagi meramente logistici: l’eccesso di offerta ha riempito oltre misura i magazzini rallentando la consegna dei singoli lotti. Secondo numerosi commentatori l’incremento degli stoccaggi è favorito dalla volontà dei proprietari dei magazzini, acquisiti negli ultimi anni da banche d’affari e trading house, di rallentare l’uscita del metallo per lucrare su ogni giorno di custodia supplementare.

Produttori favorevoli al mantenimento dello status quo
I provvedimenti annunciati dal chief executive dell’HKEx prevedono un limite di 50 giorni per ritirare il metallo dai magazzini (contro i 100 della prima bozza) e azioni disciplinari nel caso in cui dovessero essere riscontrate manipolazioni. La riforma è destinata a far scendere drasticamente il premio sul prezzo cash che in alcuni casi
aveva raggiunto il 15% del valore Lme. Secondo le stime diffuse da Jack Farchy sul Financial Times, con le nuove regole i proprietari dei magazzini guadagneranno 60-65 dollari per ogni tonnellata di metallo, circa un terzo rispetto ai 190-220 dollari attuali. A favore del mantenimento dello status quo i grandi produttori di Alluminio. Rusal,
il primo produttore mondiale, ha invitato la società britannica di posticipare l’entrata in vigore delle nuove norme visto che si tratta di riforme che potrebbero “distorcere il mercato, ridurre la trasparenza e la rilevanza internazionale della borsa metalli londinese”. Gli fa eco il big statunitense Alcoa che in una lettera indirizzata alla britannica Financial Conduct Authority e alla statunitense Commodity Futures Trading Commission defi nisce la decisione dell’HKEx “miope e sbagliata” accusandolo “di andare al di là dei propri compiti”. Gli analisti rilevano che per aggirare il limite dei 50 giorni il metallo potrebbe essere “parcheggiato” in depositi con attese inferiori ai 50 giorni o nei magazzini al di fuori del sistema Lme (andando ad accrescere le scorte “non visibili”, quelle cioè stoccate extra-Lme).

Tagliata la view sul surplus 2014
Un freno ai prezzi arriva anche dall’eccesso di produzione cinese. Stando i dati diffusi lo scorso 20 novembre dall’International Aluminium Institute, la produzione mondiale (Cina esclusa) ad ottobre si è attestata in media a 67,4 mila tonnellate giornaliere, quasi il 4% in meno rispetto a gennaio. In controtendenza il dato cinese, salito da inizio anno di dieci punti percentuali. Lo scorso 20 novembre l’Economist Intelligence Unit (Eiu) ha alzato la stima sul surplus produttivo 2013 da 863 mila a 1,1 milioni di tonnellate e ridotto la view sull’avanzo 2014 da 675 a 323 mila. Su queste basi, l’autorevole testata britannica stima che nei primi tre mesi del 2014 il prezzo di questa commodity salirà in quota 2 mila dollari per attestarsi a 2.100 dollari nel secondo e terzo trimestre del prossimo anno.

Fonte: RBS

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