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Argento, da domanda industriale sponda a risalita

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Rinvio tapering e domanda industriale spingono i prezzi
Nonostante il saldo da inizio anno segni un rosso di oltre il 25%, negli ultimi tre mesi i prezzi dell’Argento hanno evidenziato un…

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incremento di oltre l’11%. Le indicazioni contrastanti arrivate nelle ultime settimane dagli indici

macroeconomici statunitensi e l’effetto ribassista sulla prima economia riconducibile al blocco parziale delle attività federali, stanno spingendo gli analisti a scommettere su un rinvio al 2014 del “tapering”, il piano di progressiva riduzione degli stimoli monetari della banca centrale statunitense. In questo contesto, a benefi  ciarne sono le quotazioni dei metalli preziosi che negli ultimi anni hanno trovato nel “quantitative easing” della Federal Reserve un formidabile alleato. Un supporto ai prezzi è fornito anche dai miglioramenti evidenziati negli ultimi mesi dal comparto manifatturiero globale che rappresenta circa la metà della domanda di Argento (10% nel caso dell’oro). Nel comparto industriale il metallo bianco è prevalentemente utilizzato nella fabbricazione di apparecchiature elettroniche e per la produzione di celle fotovoltaiche.

Domanda asiatica in aumento
A livello geografi  co un ruolo di primo piano è giocato dalla Cina, che dal 2010 è passata da esportatrice netta a vorace acquirente (secondo gli analisti “l’Asia sta accumulando oro e consumando Argento”). Stando alle stime diffuse dalla società di consulenza Gfms, nel 2013 le richieste del Dragone saliranno al 18% del totale, contro il +8% del 2012. Un sostegno ai prezzi dovrebbe arrivare anche dall’India, dove le misure adottate dall’esecutivo per limitare le importazioni di oro e rallentare la crescita del disavanzo commerciale (il subcontinente rappresenta il primo importatore mondiale del metallo giallo) stanno spingendo i consumatori verso l’Argento. Gfms stima che nei primi otto mesi le importazioni indiane “dell’oro dei poveri” abbiano superato le 4 mila tonnellate, oltre il doppio rispetto alle 1.900 tonnellate del 2012 e non lontano dal record di 5.048 tonnellate registrato nel 2008. Dal punto di vista dalla domanda da investimento, spiccano gli acquisti da parte delle centrali che negli ultimi anni sono passate da venditrici ad acquirenti nette e le richieste dei fondi Etf: se nel caso dell’oro da inizio anno i defl  ussi sono risultati pari a un quarto del totale, nei primi nove mesi l’Argento detenuto dagli Exchange-traded fund ha evidenziato un incremento del 6%.

Prezzi ad alta volatilità
Il duplice ruolo di questo metallo, bene rifugio e materia prima per il comparto industriale, fa sì che le quotazioni siano infl  uenzate sia dalla propensione al rischio sia dall’andamento della congiuntura economica. La sua natura ibrida rende quindi l’Argento attraente per chi vuole benefi  ciare della ripresa dell’economia ma allo stesso tempo necessita di protezione contro i crescenti livelli di indebitamento delle nazioni sviluppate e i rischi derivanti da politiche monetarie accomodanti. Le quotazioni dell’Argento, se confrontate con quelle dell’oro, sono da sempre caratterizzate da una maggiore dose di volatilità a causa di un mercato dalle dimensioni limitate (i future sull’oro sono 4 volte quelli sull’Argento) e caratterizzato dall’elevata presenza di speculatori e di piccoli investitori. Secondo il consenso elaborato da Bloomberg, nei primi tre mesi del 2014 il prezzo medio di questa commodity dovrebbe attestarsi a 21,7 dollari l’oncia per salire sopra quota 22 dollari nel secondo trimestre.

Fonte: RBS


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