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Banche italiane: è tutta questione di spread

Banche Italiane. L’ampliamento del differenziale impatta sul Cet1 bancario, diminuendone la consistenza, e peggiora la situazione critica degli NPL, aumentandone il premio al rischio…….

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a cura di Gloria Grigolon


Credit Suisse e JP Morgan negative sul comparto italiano

Credit Suisse e JP Morgan unite in una causa comune: correre ai ripari da un comparto bancario italiano a rischio instabilità e, di rimando, a rischio spread.

L’ampliamento del differenziale tra titoli di stato, comporta infatti due conseguenze per gli istituti di credito: da un lato, impatta sul patrimonio bancario, diminuendone la consistenza; dall’altro, peggiora la situazione già critica dei crediti non performanti (NPL), aumentandone il premio al rischio.

Le reazioni sul mercato non si sono fatte attendere: per un numero sempre maggiore di banche che ha ceduto BTp, una crescente schiera di istituti ha iniziato a pagare i timori di una diffidenza nel comparto…

Credit Suisse: l’effetto spread a 400

La banca svizzera ha messo ieri in guarda il mercato relativamente al differenziale BTp/Bund che, nel caso sforasse la quota dei 400 punti base, creerebbe una situazione insostenibile per gli istituti del credito tricolore.

Dalle analisi di Credit Suisse è infatti emerso che un allargamento dello spread pari a 100 punti base determinerebbe, dagli attuali livelli, una riduzione del Common equity tier 1 (Cet1, il coefficiente patrimoniale utilizzato come misura di patrimonializzazione) delle banche italiane pari a 33 punti base.

Il Cet1, misura di solvibilità bancaria e di solidità patrimoniale, comprende il capitale bancario ed include azioni ordinarie, eccedenze di magazzino derivanti dall’emissione di azioni ordinarie, utili non distribuiti, azioni ordinarie emesse da società controllate e detenute da terzi e altre componenti accumulate di conto economico complessivo.

Di pari passo, il Cet1 ratio misura il capitale di un istituto del credito rapportandolo alle sue attività. Dato che non tutte le classi di attivo presentano lo stesso rischio, ogni strumento viene ponderato per il rischio di credito ed il rischio di mercato che ciascuna attività presenta.

Secondo Credit Suisse, rispetto ai 238 punti base di spread di fine giugno 2018, un ampliamento di differenziale di 200 punti base comporterebbe una riduzione media del Cet1 pari a 66 punti base, dal 12,53% all’11,87%. Ciò farebbe scattare nuovi aumenti di capitale.

Focus banche italiane: Unicredit tra le migliori

Sebbene le banche italiane quotino oggi su un multiplo di circa 0,58 volte i propri valori di libro, tale opportunità potrebbe esser vanificata dalle pressioni politiche legate al bilancio e alla sostenibilità dei conti statali.

Tra le grandi preoccupate dalla situazione bancaria italiana spunta il nome di JP Morgan: in un report pubblicato dal gruppo americano sugli istituti del Bel Paese, Jp Morgan ha tagliato mediamente le stime sull’Eps delle banche italiane dell’8%.

Alla base di tale riduzione, maggiori costi del funding, previsioni di crescita degli impieghi più basse e ricavi da commissioni in calo.

La banca d’affari ha ridotto anche le stime sul Nav del 3% per il triennio 2018-2020 sulla base di un allargamento dello spread Btp-Bund atteso quest’anno a 340 punti.

“L’ampliamento del differenziale e l’accesso al funding” hanno sottolineato da JP Morgan, “sono più gestibili per grandi banche come Intesa Sanpaolo ed UniCredit, mentre lo sono di meno per gli istituti aventi una capitalizzazione inferiore”.

Sebbene le attese di volatilità restino elevate nel Vecchio Continente, “siamo diventati più positivi sulle banche e ribadiamo la nostra visione più positiva nonostante il rally iniziale, poi scemato a causa dell’Italia”.

JP Morgan: Ubi a ribasso. pesa il Cet1

Mentre a livello europeo l’opinione di JP Morgan sul comparto bancario è mantenersi posizionati sui propri investimenti, i timori legati alle manovra economica del governo giallo-blu hanno messo sull’attenti gli operatori.

L’istituto ha rivisto al ribasso il giudizio su Ubi, tra le midcap europee più vulnerabili all’allargamento dello spread,da overweight a neutral, con un target price a 3,50 euro per azione.

Confermato invece il giudizio overweight di UniCredit, tra i titoli preferiti del comparto grazie alla sua solidità patrimoniale, alla pulizia di bilancio e al taglio dei costi.

Il target price sul titolo si fissa a 16 euro, dai precedenti €18 per azione.

Ridotto invece a neutral il prezzo obiettivo di Intesa Sanpaolo a 2,50 euro per azione, dai precedenti €2,80 euro.

Revisioni a ribasso anche per Mps, Banco Bpm e Bper Banca, ora rispettivamente a 2, 2,20 e 4 euro per azione.

Tra le “top picks” della banca d’affari “Unicredit tratta a 0,5 volte il multiplo prezzo/net asset value tangibile e a 6,8 volte il p/e 2020 nonostante il taglio del 9% delle stime di eps, con una sensibilità limitata del Cet1 all’ampliamento dello spread ed una storia di ripresa a livello bottom up”.

Per posizionarsi tenendo in conto la sensibilità ai tassi di interesse, ha proseguito JP Morgan “ce la giochiamo tramite Commerzbank e CaixaBank. Continuiamo a puntare su Kbc per l’elevato rendimento e su Ubs, Baer e Natixis per la loro esposizione all’asset gathering.

Oltre ad Ubi, abbiamo rimosso dal portafoglio Swedbank, a causa dei potenziali rischi di contenziosi e della valutazione”.

Tra spread e rischio Italia: le parole di Tria

 “Siamo impegnati a far convergere lo spread verso i fondamentali dell’economia creando fiducia. Il governo farà quel che è necessario in caso di crisi finanziaria ma non ce lo aspettiamo”.

Ha risposto così il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, nel corso dell’audizione alla Camera alle incalzanti domande di chiarimento sulla manovra di bilancio.

Il ministro ha quindi aggiunto: “Spread a 400, spread a 500? Noi siamo impegnati a cercare di far convergere lo spread che noi abbiamo verso i fondamentali, creando fiducia.

E’ chiaro che se uno dice e se c’è 500? Un governo fa quello che deve fare di fronte a una crisi inaspettata. Ora l’impegno è a far scendere lo spread”.

Dopo un massimo intraday a quota 316 punti, Piazza Affari archivia la giornata con un differenziale a 299 punti.

Fonte: IG

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