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Banche italiane: cosa succede al settore core di Piazza Affari

Tra le storie della giornata di venerdi, Intesa Sanpaolo, Carige, Unicredit. Attenzione agli sviluppi del governo sulla legge di bilancio. JP Morgan positiva su BTp; la Grecia punta il dito contro l’Italia….

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a cura di Gloria Grigolon – IG


Italia ancora al centro delle scene, tra la richiesta di aderenza alle norme europee e le voci fuori campo di chi propone di dare tempo al Bel Paese. Intanto, Piazza Affari alterna all’elevata volatilità momenti di ripresa, portando beneficio ai titoli bancari.

Avvio di giornata in area positiva per il listino di Milano, con il comparto degli istituti di credito tornato a recuperare parte del terreno perso nel corso delle ultime sedute. Il listino bancario italiano (tra il punto ne il punto e mezzo percentuale di rialzo) non ha risentito delle parole giunte ieri dal vice premier, Luigi Di Maio, che ha confermato che gli istituti del credito contribuiranno alle coperture della manovra tramite minori agevolazioni fiscali.

Spread in area 300 e il mercato respira: i casi di giornata

Tra le più performanti d’inizio giornata, Intesa Sanpaolo, con un rialzo superiore al 2%, ha beneficiato delle parole del presidente Cariplo e Acri, Giuseppe Guzzetti, che ha confermato la bontà dell’investimento nella prima banca italiana e la certezza di corresponsione del dividendo annuo. Da Imi arriva però un monito: “Se lo spread Btp/Bund restasse sui livelli attuali, nel medio termine ci potrebbero essere ripercussioni sul credito erogato dal sistema bancario italiano alle imprese”.

Positiva a inizio giornata anche UniCredit (+1,5%), che ridimensiona poi in mattinala la consistenza del proprio rialzo.

Tra i casi di giornata, deciso movimento a rialzo per Banca Carige, che recupera il -6% della passata seduta con un movimento superiore all’+8%. Il Cda dell’istituto ha dato l’ok per finalizzare l’accordo con Bain Capital Credit relativo allo smaltimento di 400 milioni di crediti deteriorati utp (inadempiente probabili). Il prossimo 30 novembre Carige presenterà invece il Capital Conservation Plan. Con una riduzione della capitalizzazione a 256 milioni, non si esclude la possibilità per la stessa di emettere un bond per un importo complessivo da 300 milioni; scartata invece l’eventualità di un nuovo aumento di capitale.

Intanto, l’assemblea del Piccolo Credito Valtellinese ha eletto il primo Cda dell’epoca Dumont: con il 69,92% dei voti sul capitale presente, la maggioranza è andata alla lista presentata dalla Dgfd di Denis Dumont. Luigi Lovato, alla sua guida, si avvia ad essere insignito del titolo di presidente. Il titolo si muove oggi attorno al +1%.

Settore bancario italiano: la Bce stringe le maglie

Le banche italiane hanno oggi in pancia 375 miliardi di euro dei propri titoli di Stato, utilizzati come garanzia per ottenere liquidità dalla Banca centrale europe; tra questi, circa 250 miliardi di euro sono relativi a finanziamenti di lungo termine (Tltro).

Se l’Italia, come la Grecia, dovesse perdere il rating investment grade, hanno riferito a Reuters fonti anonime interne alla Bce, i titoli di Stato italiani diventerebbero inutilizzabili per le regolari operazioni di finanziamento. Senza un collaterale di buona qualità, le banche italiane dovrebbero ricorrere alla linea di credito di emergenza nota come Ela (Emergency liquidity assistance), fornita da Banca d’Italia su autorizzazione della Bce. Anche tale soluzione potrebbe però non esser sufficiente specie nel caso in cui le banche ne facessero eccessivo utilizzo, fino a diventarne dipendenti.

Dal momento che la liquidità di emergenza può essere concessa solo alle banche solventi, il consiglio della Bce, hanno proseguito fonti Reuters, potrebbe pretendere l’esistenza di un programma di assistenza finanziaria prima di dare il proprio via libera a finanziamenti di emergenza di importo consistente, come avvenuto per la Grecia nel 2015.

La Grecia punta il dito; JP Morgan conferma il valore dell’Italia

A proposito di Grecia, contro l’Italia e l’incertezza politica e di bilancio, è intervenuto anche Yannis Stournaras, governatore della banca centrale ellenica, il quale ha riferito come “lo scivolone delle banche elleniche in Borsa degli ultimi giorni” si spieghi solo “con fattori esterni e, in particolare, col rialzo dei tassi nei Paesi più vicini a noi”. Una affermazione che, secondo la più larga opinione, porterebbe direttamente all’Italia.

“I fondamentali dell’Italia restano buoni, nonostante l’incertezza politica. Per questo, l’impennata dello spread italiano rappresenta per noi un’opportunità di investimento“. Sono state queste le parole di Nick Gartside, capo della divisione reddito fisso e commodities di JP Morgan Asset Management intervistato in settimana sulla situazione del Bel Paese. “Il problema numero uno per l’Italia è il debito, ma allo stato attuale delle cose la sua sostenibilità non è in discussione. La variabile chiave sarà la crescita economica e crediamo che le misure messe in atto dal governo possano essere di stimolo per l’economia”.

La scure del rating su Piazza Affari

Tre delle quattro agenzie di rating considerate dalla Bce valutano il merito di credito italiano due gradini sopra la soglia junk, il livello spazzatura, mentre il rating di Dbrs sull’Italia è tre “notch” superiore a tale limite. L’attesa è ora per Moody’s e S&P, che dovrebbero aggiornare la loro valutazione sull’Italia entro la fine di ottobre, dopo aver già avvertito Roma del possibile downgrade.

I movimenti a ribasso di Piazza Affari hanno già detto molto a riguardo.

Fonte: IG

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