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Brent, focus sulla domanda del dragone

Tensioni geopolitiche e domanda cinese sostengono le quotazioni a Londra
Inizio di 2014 contrastato per le quotazioni del Brent. Sceso ai minimi da quasi due mesi, nelle ultime sedute i prezzi del benchmark petrolifero globale …..


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hanno recuperato terreno in scia delle notizie in arrivo da Iraq e Cina. Dopo i 3,2 milioni di barili giornalieri pompati a dicembre, secondo miglior risultato all’interno dell’Organizzazione dei Paesi esportatori (Opec) dopo l’Arabia Saudita, la produzione irachena di greggio è di nuovo a rischio dopo gli scontri tra esercito e i gruppi legati ad al-Qaeda.
Se a prevalere in Medio Oriente è l’aspetto geopolitico, le notizie in arrivo dall’Asia registrano un nuovo record per le importazioni cinesi, salite a 6,31 milioni di barili giornalieri a dicembre (anche se il dato potrebbe esser stato gonfi ato dagli ordini differiti a novembre).

Domanda Ocse vista in calo nel 2014
Dopo l’incremento di circa 870 mila barili registrato nel 2013, l’Opec nel report mensile pubblicato a dicembre ha stimato una crescita delle richieste globali nell’anno corrente di 1,04 milioni di barili giornalieri a 90,84 milioni. La domanda in arrivo da Pechino è vista in aumento di 340 mila barili mentre le richieste dei Paesi Ocse, causa un contesto macro ancora convalescente, dovrebbero segnare un rosso di 200 mila barili (-250 mila nel 2013). Il lieve segno più della domanda statunitense (+110 mila) dovrebbe essere assorbito dalla crescita dell’offerta domestica che, secondo le stime del Dipartimento dell’Energia, nel giro di pochi anni potrebbe permettere alla prima economia di conseguire un traguardo impensabile fi no a qualche anno fa: l’autosufficienza energetica. L’incremento dell’output nordamericano da solo rappresenterà i due terzi degli 1,2 milioni della crescita totale dell’offerta non-Opec nel 2014, stimata a 55,32 milioni. Per quanto riguarda i Paesi facenti parte del cartello, gli ultimi dati relativi il mese di novembre rilevano una riduzione dell’output di 193 mila a 29,63 milioni di barili. Secondo la società di ricerca Oil Movements il dato nelle prossime settimane è destinato a scendere ulteriormente, e più precisamente di 390 mila unità (al netto di Angola ed Ecuador), a causa di operazioni di manutenzione alle condutture.

Prezzi stimati in calo
Nel caso del Brent è particolarmente diffi cile stimare l’andamento futuro dei prezzi a causa di un contesto geopolitico particolarmente instabile. Guardando ai soli fondamentali, nel breve-medio periodo il ritorno sul mercato del petrolio libico (attualmente a causa di scioperi e proteste il Paese estrae circa 250 mila barili al giorno, quasi sei volte meno rispetto agli 1,5 milioni dello scorso giugno) e di quello iraniano (il Paese nei prossimi mesi potrebbe riuscire a ottenere un allentamento delle sanzioni) dovrebbero incrementare l’offerta e penalizzare i prezzi. Il consenso elaborato da Bloomberg stima per primi tre mesi dell’anno un prezzo medio del Brent di 105 dollari al barile, oltre un dollaro in meno rispetto ai livelli attuali. Il trend ribassista è destinato a continuare e nei sei mesi successivi gli analisti si attendono che un barile di petrolio quoterà in media 103 dollari.

Fonte: RBS

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