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Brent, prezzi in balia delle tensioni geopolitiche

Sostegno da Bernanke
Tornano a crescere i prezzi del Brent. Dopo esser scese ai minimi da un mese e mezzo, la scorsa settimana le quotazioni del benchmark globale sono tornate a salire in scia dell’inattesa……

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conferma del piano di acquisto asset in quota 85 miliardi di dollari annunciata mercoledì scorso dalla Federal Reserve. Nelle ultime settimane i prezzi hanno prima dovuto fare i conti con l’allentarsi delle tensioni geopolitiche, l’intervento diplomatico russo ha sensibilmente ridotto le possibilità di un attacco militare statunitense, e poi con le notizie in arrivo dalla Libia. Terminati gli scioperi che da metà luglio bloccavano la produzione, l’output del paese nordafricano sembrerebbe lentamente avviarsi verso la “nuova normalità” post guerra civile (prima dei disordini da Tripoli arrivavano ogni giorno circa 1,6 milioni di barili (mbd). “Stiamo tornando alla normalità”, ha detto il vice ministro del petrolio Omar Shakmak, nel corso di un’intervista concessa al Wall Street Journal, anche se l’attuale offerta “è pari solo a un terzo dell’abituale produzione del Paese”. Indicazioni ribassiste sono arrivate anche dalla società di ricerca Ihs Global Insight secondo cui il boom del greggio in arrivo da fonti non convenzionali non rappresenterebbe un’esclusiva statunitense (che a inizio settembre ha visto l’output salire ai massimi da 24 anni) perché giacimenti di “shale oil”, addirittura maggiori di quelli della prima economia, sarebbero stati rinvenuti anche Argentina, Russia e Algeria.

Opec: domanda di greggio si rafforzerà nel 2014
Secondo l’Organizzazione che raggruppa i Paesi esportatori di greggio (Opec), che lo scorso 10 settembre ha diffuso il suo report mensile, nell’anno corrente l’offerta di Petrolio in arrivo dai Paesi non facenti parte del cartello salirà di 1,1 milioni di barili al giorno. “La crescita –si legge nel report preparato dall’organizzazione con sede a Vienna- sarà supportata dall’incremento dell’output in Stati Uniti, Canada, Sud Sudan e Sudan, Russia, Cina e Colombia mentre le forniture in arrivo da Siria, Norvegia, Regno Unito e Australia dovrebbero scendere”. Ad agosto l’Opec ha messo sul mercato 30,23 mbd, 124 mila barili in meno rispetto alla rilevazione precedente. Il calo della produzione libica, precisa l’Organizzazione con sede a Vienna, è stato compensato dall’aumento delle forniture saudite. La domanda nell’anno corrente è stimata in crescita di 0,8 mbd e grazie al rafforzamento del contesto macro globale l’anno prossimo le richieste dovrebbero evidenziare un saldo positivo di 1 mbd.

Attenzione alle notizie in arrivo dal Medioriente
“Nonostante il miglioramento dell’economia mondiale atteso nel 2014-15-si legge nel resoconto pubblicato il 18 settembre dall’Economist intelligence unit (Eiu)- non ci attendiamo una risalita dei prezzi poiché le nostre stime ci dicono che l’offerta si confermerà abbondante”. “Riteniamo che le questioni geopolitiche, con la Siria sotto i rifl ettori, forniranno un supporto ai prezzi per la restante parte dell’anno” anche se, rilevano gli esperti dell’autorevole testata britannica, “il rischio di un’escalation delle quotazioni è sempre presente”. In questo contesto, l’Eiu si attende una discesa a 106 dollari nel quarto trimestre e a 104 dollari il barile nei primi tre mesi del 2014.

 

Fonte: RBS

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