TrendAndTrading.it

Compagnie con depositi di platino fuori dall’Africa (3)

Trucco Giuseppe

Passiamo invece alle compagnie con depositi di rame, nichel oppure oro e significativi crediti derivanti da platinoidi…….

Se vuoi ricevere le principali notizie pubblicate da TrendandTrading iscriviti alla Nostra Newsletter settimanale gratuita.Clicca qui per iscriverti gratuitamente.


Ci ho riflettuto un poco sù e credo che l’unica che potrebbe avere un beneficio tangibile da un incremento del prezzo di platino e (soprattutto) palladio, sia la canadese Duluth Metals (quotata col simbolo DM.TO a Toronto), valore di mercato sui 135 milioni di dollari. Essa possiede il 60% di un deposito con ben 30 milioni di once di platinoidi di risorse (20,3 milioni di once di palladio, 9 di platino e pure 4,8 milioni di once d’oro), eppure il Twin Metals Project, nel Minnesota (USA), è principalmente un deposito di rame e nichel. Chiaramente comprenderete che stiamo parlando di un deposito pachidermico come pochi. Ha preso il nuovo nome dal fatto che Duluth Metals in passato ha fatto la cosa più ovvia e cioè ha consolidato il distretto acquisendo Franconia Minerals nel 2011 (personalmente lo ricordo perché ero azionista Franconia, avendo intuito che fosse una facile preda) ed in questo modo “gemellando” il suo deposito Nokomis con quelli di Birch Lake, Maturi e Spruce Road portati in dote dalla “sposa”.

Sarà infatti già molto difficile arrivare al termine dell’iter di permessi per costruire un nuovo impianto di processamento al servizio di una sola nuova miniera nel Duluth Complex (il Minnesota non è esattamente uno stato americano miner-friendly come il Nevada, sebbene la presentazione di Duluth cerchi di sottolineare che resta pur sempre il terzo maggior stato americano per produzione mineraria e che negli ultimi 10 anni abbia autorizzato 7 nuove miniere sul proprio suolo), figuriamoci quali erano le probabilità che ne venissero autorizzati due separatamente, ciascuna col suo impianto inquinante! I metalli preziosi presenti, sebbene presenti in quantità complessivamente enormi, sono soltanto un sotto-prodotto rispetto al rame ed al nichel in realtà, ma la porzione “S3 subunit” che potrebbe essere sfruttata nei primi 10-15 anni di attività mineraria possederebbe quasi 0,8 grammi per tonnellata di platinoidi (ed oro), niente male per un by-product. Prima di intrigarci troppo per un deposito world class apparentemente a buon mercato, io inviterei ad usare estrema cautela per via del fatto che non è stato ancora neppure realizzato uno studio preliminare di fattibilità economica da poter esaminare, ad esempio per rendersi conto del costo iniziale necessario per poter produrre la prima libbra di rame e la prima oncia di platino. Probabilmente mancano moltissimi anni (e milioni di dollari da investire) prima di arrivare alla produzione commerciale, e in così tanti anni occorrerà mettere in preventivo un sacco di aumenti di capitale anche solo per finanziare gli studi economici. Il punto a favore è però l’arrivo di un partner serio quale il colosso cileno del rame Antofagasta, che ha acquisito il 40% del progetto Twin Metals stipulando una joint venture con Duluth Metals, ma dovrà pagare il 65% dei costi per sviluppare il progetto di qui in poi. In realtà avrà poi la possibilità di salire anche al 65% della proprietà del progetto pagando il 25% aggiuntivo a caro prezzo, ovvero il 25% del suo valore netto (attualizzato ad un tasso di sconto del 10%) che sarà definito dai futuri studi di fattibilità economica. Cosa c’è di positivo nel fatto che Duluth Metals possa essere schiacciata a possedere appena un terzo del progetto? Il fatto che l’alternativa sarebbe stata una emorragia di capitali per anni ed anni, da compensare con iniezioni di capitali freschi raccolti con aumenti di capitale, che difficilmente avrebbero permesso al titolo di performare positivamente nel prossimo decennio (non che invece con la partnership sia scontato però, anzi). Invece con la joint venture c’è la possibilità di limitare moltissimo i costi per arrivare a destinazione e magari recuperarli in toto ancor prima di costruire la miniera allorquando Antofagasta pagasse il 25% aggiuntivo in contanti sonanti..

Ma cerchiamo di venire al dunque. Duluth Metals è oggi un titolo con troppe incognite (nessun dato di uno studio di fattibilità, incertezza sull’ottenimento dei permessi, sulle tempistiche, eccetera) che io mi sentieri di considerare per un possibile investimento a questo stadio di sviluppo. Se anche nel panorama ristretto dei titoli del platino esistono poche alternative, come abbiamo visto, occorre tenere a mente che Duluth Metals ricaverà nel migliore dei casi meno del 20% dei futuri ricavi da platinoidi, ma probabilmente molto meno: non sappiamo ancora quali siano le percentuali di recupero, ma trattandosi di un sotto-prodotto potrebbero essere molto più basse rispetto a quelle del rame e del nichel, riducendo così l’incidenza dei PGM al 10% del valore finale, magari. Antofagasta che è una major del rame potrebbe poi vedere di buon occhio la possibilità di finanziare parte dei costi di costruzione della miniera vendendo delle significative royalty o degli stream sulla futura produzione di metalli preziosi a royalty company che ne sono ghiotte come Franco Nevada (che già possiede royalty sui platinoidi prodotti da Stillwater Mining ad esempio) o Sandstorm Gold (che si è ad esempio accaparrata dei significativi stream sui platinoidi che verranno prodotti da Colossus Minerals in Brasile). Detto questo bene fa la compagnia a cercare di farsi conoscere da un pubblico interessato ai metalli preziosi per promuovere la propria storia, come ha fatto nel 2012 andando al Precious Metals Mining Investment Seminar a tenere la presentazione di cui si trova questo video.
Ho citato poco fa Colossus Minerals (quotata col simbolo CSI.TO a Toronto) una compagnia che in borsa capitalizza circa 120 milioni di dollari e che sta sviluppando un progetto aurifero ad alta gradazione in Brasile, Serra Pelada. Colossus sottolinea nella propria presentazione come Serra Pelada contenga non solo oro, ma anche platino e palladio, però l’incidenza di questi ultimi è piuttosto bassa, tant’è vero che in altre parti si parla soltanto di miniera d’oro. Colossus possiede il 75% del progetto mentre alla cooperativa Coomigasp (Cooperativa de Mineração dos Garimpeiros de Serra Pelada) fa capo il restante 25%. Tanto questo progetto aveva entusiasmato il mercato nelle fasi iniziali di esplorazione (grazie ad intercettazioni di gradazioni che in gergo si definiscono “bonanza”), quanto il prezzo del titolo è stato flagellato da pesanti perdite (circa -90% dai massimi) nella delicata fase di sviluppo, anche perché il dover finanziare il progetto con cospicui aumenti di capitale non è certo capitato in un periodo propizio per collocare nuove azioni in un mercato tanto poco ricettivo (io credo che agli azionisti sarebbe toccata miglior sorte se il management fosse riuscito a vendere il progetto e/o la compagnia). Questo lo dico per ricordare a me stesso che compagnie non ancora in produzione vanno sempre maneggiate con moooolta cautela e che sono preferibili quelle il cui management preferisce fare la preda che si lascia mangiare e non quella che piuttosto si getta da un dirupo e rischia di morire comunque. In teoria ora potrebbe essere giunta molto vicina al traguardo (produzione prevista nel 2014), in realtà però non ha ancora definito le riserve per cui non è ancora possibile prevedere quello che potrà ricavare una volta in produzione, ed anche per questa ragione io me ne starei alla larga.
Osservando i dati delle perforazioni mi sembra di poter dire comunque che siamo in presenza di pochi platinoidi, essi probabilmente incideranno per circa un 15% della produzione, ma potranno contribuire soltanto al 10% dei ricavi in virtù della cessione di uno stream a Sandstorm Gold che riguarda solo l’1,5% dell’oro prodotto, ma ben il 35% del platino e del palladio. C’è da stare in pensiero se qualcosa dovesse andare storto poiché la compagnia oltre a vendere azioni e royalty per finanziarsi ha pure contratto un debito di 86 milioni di dollari che scade nel 2016, ma nel frattempo matura interessi passivi semestralmente, già costosi oggi ma potenzialmente deleteri in casi di rialzo del prezzo dell’oro (trattasi infatti di gold linked notes con interessi legati all’andamento dell’oro, che vanno da un minimo del 6% – oro sotto i 1000$/oncia – ad un massimo del 13% – se l’oro supera i 2500 $/oncia -)
La domanda che i lettori si staranno probabilmente ponendo arrivati a questo punto della lettura, tra iniezioni di caffeina ed energy drinks per rimanere svegli, è: “ma se nessuna delle compagnie di cui ci hai parlato oggi, e nemmanco una di quelle della prima parte di questo articolo, può rappresentare un buon veicolo per scommettere sui platinoidi, ma allora perché ne hai scritto per così tanto tempo?“. La risposta è: “al 50% per una forma di sadismo, ed al 50% per masochismo, ecco il perché!“. A parte gli scherzi, la mia intenzione è stata quella di ripassare a titolo personale il settore per vedere quali potessero essere le opportunità di investimento, purtroppo non ne sono emerse molte, ma mi piaceva ugualmente condividere i risultati della mia ricerca. Secondo me in futuro i platinoidi (ma spero anche l’oro e l’argento), potrebbero diventare “di moda”, ed a quel punto c’è il rischio che la relativa scarsità di titoli del settore possa trarre in inganno gli investitori, spero di avervi messo sufficientemente in luce i punti deboli e le compagnie da evitare a qualunque costo. In un articolo finale valuteremo eventualmente la possibilità di riconsiderare meglio i meriti di Stillwater Mining, alla luce della sua unicità. E per la verità ci sarebbe pure una società quotata il cui valore è dato non da progetti bensì da brevetti per riciclare i platinoidi dai catalizzatori usati, con un processo chimico che dovrebbe consentire dei risparmi rispetto a quelli attualmente impiegati, ma solo coloro che resteranno sintonizzati scopriranno quale è il suo nome e l’esito finale della mia due diligence.

Fonte: truccofinanza.it

Articoli Simili

ORO ($) Pivot point (livello di invalidazione): 1509,00

Administrator

PETROLIO (WTI) La tendenza resta al rialzo.

Administrator

Oro instabile con i progressi Brexit e Guerra Commerciale

Administrator