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Continuano le stranezze

OROLOGIO 2

Giornate molto difficili sia dal punto di vista operativo, sia da quello interpretativo quelle che stiamo vivendo sui mercati. Essi risultano molto volatili e laterali, incapaci di prendere una direzionalità precisa, anche se i movimenti direzionali sono presenti. ……

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Matteo Paganini – Chief Analyst FXCM Italia


Presenti perché i range che sono andati a formarsi sulla maggior parte degli strumenti finanziari che analizziamo risultano abbastanza larghi e caratterizzati da una durata pressoché inferiore alla giornata. Siamo arrivati al momento giusto per valutare la partenza di movimenti di tipo direzionale? La settimana prossima, potrebbe portarci la risposta, considerato il fatto che ci sarà la riunione della Fed sulla politica monetaria e che le aspettative vedono ancora un mese di attesa, prima di ragionare su possibili uscite dal QE.

QE Fed e dati macro: quale il market mover?
La domanda sorge spontanea, ma la risposta va cercata attentamente all’interno dei mercati. Senza ombra di dubbio le due sfere d’analisi risultano interconnesse tra di loro, seguendo il sottile filo che unisce le aspettative circa future exit strategies da parte di Bernanke, che prima o poi dovrà ridimensionare gli acquisti di Treasuries e di MBS (pari a 85 miliardi di dollari attualmente) ed i dati macroeconomici, che se dovessero mostrare una situazione in miglioramento, con la disoccupazione al 6.5% (questo il livello ufficialmente comunicatoci), potrebbero dare indicazioni anticipatorie su quando la Fed deciderà di cominciare ad uscire dal QE. Spieghiamoci meglio. Nel momento in cui dovessimo trovarci di fronte a pubblicazioni macroeconomiche che mostrano una situazione in miglioramento, la Federal Reserve potrebbe valutare che i pericoli di rallentamento, derivanti da una riduzione della liquidità immessa nel mercato, stanno via via scemando, e questo potrebbe portare alla decisione di cominciare a tagliare i suddetti acquisti. Questo è un dato di fatto. Arriviamo ora alle attese degli investitori, che si vanno a spalmare su due fronti e che vedono, il primo l’estate protagonista, il secondo un miglioramento economico effettivo (o presunto tale). Le possibilità di vedere una mossa da parte della Fed sul finire del mese è molto remota, soprattutto dopo il mezzo dietrofront del numero uno dell’istituto centrale americano che ha raffreddato gli animi circa un’imminente decisione (è ancora presto, è stato detto) ed ora si sta valutando il quando tale decisione potrebbe venire presa. C’è chi pensa che la Fed sia già pronta e che stia aspettando settembre per agire, dopo che è passata per l’appunto l’estate e che la liquidità è tornata a livelli ottimali (il che permetterebbe di evitare montagne russe sui mercati), c’è invece chi pensa (come noi) che una mossa del genere possa effettivamente essere messa in atto nel momento in cui dovessimo effettivamente notare un miglioramento del mercato del lavoro, già a partire da percentuali di disoccupazione che partono da 7.1/7.2%.

Quali le reazioni del dollaro americano?
Unendo dunque le due sfere di attenzione su cui abbiamo ragionato, dobbiamo cercare di comprendere quale sia il ruolo del dollaro americano all’interno di questo contesto. Ieri abbiamo avuto un nuovo movimento strano del greenback, che è stato venduto contro la maggior parte delle valute contro cui è quotato, tra cui le 4 componenti del DJ FXCM Dollar Index, il benchmark che utilizziamo per valutare la forza o la debolezza del biglietto verde. Vendite che sono avvenute prima della pubblicazione dei dati sugli ordini dei beni durevoli e che, dopo la release del dato ed un attimo di titubanza da parte degli investitori, sono proseguite. Le borse in tutto questo sono state in grado di salire, pur annoverando all’interno della price action violenti tentativi di ribaltamento di fronte, che alla fine non sono stati in grado di fermare i flussi di acquisto, nettamente più forti delle vendite. Dinamica di risk on a livello globale dunque? Noi crediamo di no. Pensiamo che quello a cui abbiamo assistito sia il risultato di un mix di ragionamenti effettuati dagli investitori di breve, che hanno riversato i propri flussi su valutario e azionario, tenendo al centro dell’attenzione soltanto l’America. Gli ordini di beni durevoli hanno fatto segnare un aumento del 4.3% nel mese di giugno, dato migliore delle attese che si aggiravano intorno a +1.4% ma peggiore del precedente a 5.2%. Se depuriamo il dato dal settore dei trasporti, che a volte può distorcere la realtà riguardante la popolazione media (in quanto le spese per mezzi di trasporto sono spesso effettuate da persone che hanno grandi disponibilità di denaro, se il dato depurato fosse molto lontano dai valori del dato globale), troviamo invece uno 0% per il mese di giugno, il che ci fa capire come sia possibile che la situazione non sia così positiva come potrebbe sembrare ad un primo sguardo. Indicazioni confuse dunque, che hanno comunque premiato le borse Usa tramite acquisti finanziati dalla vendita del biglietto verde, movimento sostanzialmente in linea con la release economica vista.

QUADRO TECNICO

EurUsd: perfetto il quadro tecnico visto sull’euro ieri. Le resistenze poste tra 1.3240 e 1.3250 hanno tenuto in mattinata, portando ad un forte ripiegamento dei prezzi che hanno raggiunto 1.3165, livello che consideravamo per valutare tentativi di rottura ribassista, rimandati ulteriormente. Dopo la tenuta di questo livello il mercato è ripartito e, con il superamento dell’area posta tra 1.3250 e 1.3260 ha raggiunto e sfiorato quota 1.3300, che attendevamo da qualche giorno. Siamo ora all’interno della congestione notturna, che potrebbe portare a rotture pari all’altezza del range formatosi, per i trader di breve. Per la giornata di oggi, siamo sopra la media a 21 oraria che passa proprio intorno a 1.3250 e questo potrebbe rappresentare un ottimo livello per valutare acquisti di moneta unica, tenendo conto che un superamento ribassista di 1.3230 potrebbe cambiare lo scenario, in cerca della media a 100. In caso di tentativi di rottura rialzista di 1.3300, raccomandiamo di prestare attenzione all’area compresa tra 1.3310 e 1.3330, all’interno della quale potremmo arrivare in fretta ma che fino a quando non superata, non dovrebbe farci considerare la rottura come definitiva (attenzione a possibili frenate in qualsiasi parte del range individuato).

UsdJpy: molto bello anche il quadro tecnico visto su UsdJpy ieri che recitava “su un grafico a 4 ore notiamo la formazione di un canale laterale, lievemente rialzista, che potrebbe fornire dei suggerimenti importanti in quanto i prezzi non sono stati in grado di raggiungere né i massimi precedenti nè la parte alta del canale evidenziato (il che già mostra una perdita di momentum) e l’oscillatore stocastico, che ha agganciato molto bene l’andamento delle quotazioni, potrebbe uscire dalla zona di ipercomprato fornendo delle buone indicazioni ribassiste. Se dovessimo avvicinarci ai minimi senza che lo stocastico si trovi in ipervenduto si creerebbe la possibilità di valutare potenziali rotture ribassiste. L’unico neo all’interno di questo quadro è rappresentato dalle medie a 21 e 100 impostate a rialzo, che però non ricoprono la stessa importanza dei livelli statici e dinamici di prezzo”. Attualmente ci troviamo ben al di sotto della parte bassa del canale rotta ieri e vicini ai primi minimi passanti per 98.50, che si frappongono tra i prezzi attuali e gli ultimi minimi da cui è partita la congestione e che si trovano in area 98 ¼. Lo stocastico a 4 ore suggerisce ulteriori potenziali discese verso queste aree, dove sarà possibile valutare eventuali acquisti di dollaro, tenendo conto che 99.00 potrebbe fare da resistenza e che, se dovessimo superare 98.10, potremmo assistere a tentativi di rottura da non considerare definitivi fino al passaggio di 97.75.

EurJpy: il livello di 131.40 citato ieri come potenziale supporto ha portato ad una rivalutazione dell’euro nei confronti dello yen che si è spinta fino a 132.00, per poi, dopo una fase laterale molto incerta e volatile (se guardate un grafico orario noterete come le candele indicative dei prezzi mostrino ampie ombre sia a rialzo che a ribasso, con corpi molto piccoli – il che significa che aperture e chiusure orarie si sono trovate molto vicine, pur essendoci stati tentativi di spinta direzionali alternati) scendere sotto 131.30 senza però spingersi fino a sotto 131 figura. Ci troviamo ora sotto la media oraria a 21 periodi che, insieme a 131.50 potrebbe fungere da resistenza, per una rivisitazione di minimi visti nelle prime ore del mattino. Sopra 131.75 potrebbero esserci dei tentativi di ripresa, che non dovrebbero spingersi oltre 132.00, ma che se dovessero superare questo livello di una trentina di punti, potrebbero portare a forti rivalutazioni della moneta unica. In caso di avvicinamento ai minimi (comunque possibile senza passare dalle resistenze, in quanto non abbiamo segnali di correzione nel momento in cui scriviamo), una rottura di 130.70 potrebbe dare slancio ai prezzi verso 130.30.

GbpUsd: la rottura a ribasso della media a 21 a 4 ore vista ieri ha portato al raggiungimento dei minimi precedenti che, da buoni punti statici, hanno interrotto la discesa del cambio. Dopo essere ripartito, abbiamo assistito alla rottura di 1.5310 (indicato come trigger point) che ha portato al raggiungimento dapprima di 1.5390 per poi raggiungere anche 1.5425, dove sono state provate rotture rialziste, senza che divenissero definitive (abbiamo sforato di 10 pips la previsione, dato che credevamo che una volta superato 1.54 ¼ i prezzi sarebbero potuti salire. Questo diventa il punto principale da seguire per valutare ulteriori apprezzamenti della sterlina, che potrebbe nel caso raggiungere a step 1.5475 e 1.5525. L’area di 1.53 ¾, individuabile su un grafico a 1 ora, potrebbe insieme alla media a 21 fare da supporto per rivedere i massimi, tenendo conto che un superamento di 1.5350 potrebbe riproporre 1.5330, area dove passa la media a 100 che potrebbe intervenire come supporto.

AudUsd: l’area di resistenza individuata ieri ha funzionato bene durante il mattino, riportando i prezzi verso i minimi, ed il fatto che siano stati formati dei minimi crescenti dopo il ritest della media a 21 oraria, ha fornito spunti potenzialmente rialzisti in grado di far raggiungere la media a 100 ed i punti precedenti (una situazione tecnica che descriviamo con il termine poco elegante di “pera cotta”). Dopo questo movimento, il superamento di 0.9235 (area che consideravamo come trigger point rialzista) ha portato a forti estensioni verso i massimi, che però non sono stati raggiunti. E’ ora possibile valutare la formazione di una divergenza ribassista oraria, che potrebbe spingere i prezzi fino all’area compresa tra la media a 21 e quella a 100, dove potrebbero intervenire i supporti che, solo se superati, potrebbero lasciare spazio fino a 0.9185, area che se rotta potrebbe riproporre tentativi di raggiungimento dei minimi. In caso di rottura rialzista di 0.9290 è possibile attendersi tentativi di rottura definitiva, da valutare sopra 0.9325.

 

Fonte: FXCM Italia

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