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Dazi commerciali l’escalation impaurisce … tutti

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Dazi commerciali l’escalation impaurisce … tutti. All’apertura della settimana di contrattazioni, i mercati continuano a vacillare. Tutte le borse asiatiche hanno chiuso in calo, in previsione dell’acuirsi delle tensioni commerciali dopo gli ultimi eventi…..

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By Peter Rosenstreich – SwissQuote


La scorsa settimana, sia il presidente cinese che quello americano Trump, in un’escalation improvvisa, hanno annunciato nuovi dazi.

Il presidente Trump, con un tweet (come di consueto), ha annunciato ulteriori dazi su merci cinesi, fra cui tariffe del 5% su importazioni cinesi per un valore di $550 miliardi.

In una dichiarazione senza precedenti, Trump ha suggerito alle società americane di valutare opzioni di delocalizzazione, lasciando intendere che il ricorso all’ampio potere concesso dalla legge federale International Emergency Economic Powers Act del 1977 potrebbe costringere le società americane a modificare la loro strategia aziendale.

A nostro avviso, si tratterebbe un ampliamento preoccupante del potere del presidente USA.

La Cina ha divulgato i dettagli sui dazi di rappresaglia sulle esportazioni di merci USA, fra cui soia, petrolio, automobili e diversi prodotti agricoli, pari a un valore che si aggira intorno ai $75 miliardi di dollari.

Si prevedevano reazioni cinesi contro la decisione USA di imporre dazi più alti, ma non così presto.

Come previsto, quel tweet di Trump sui dazi commerciali ha spaventato il mercato, con la conseguente fuga verso la sicurezza che ha sostenuto i beni rifugio.

I rendimenti dei titoli del Tesoro USA sono scesi, CHF e JPY hanno guadagnato, invece l’USD si è indebolito contro le altre valute G10. L’oro è salito fino a toccare un nuovo massimo pluriennale pari a $1.555.

Secondo il mercato, la probabilità di un taglio di 50 pb dalla Fed a settembre è salito dell’8 percento circa, e si attesta ora intorno al 60%.

La nuova sensibilità di mercato e imprese agli sviluppi della guerra commerciale ha aperto una nuova dimensione per potenziali crisi che esulano dalla geopolitica.

Ora i banchieri centrali devono colpire un obiettivo che si muove rapidamente e a propria discrezione.

Come evidenziato dal discorso del presidente della Fed al simposio annuale di Jackson Hole (Wyoming), le incertezze legate agli scambi commerciali ora stanno forgiando la politica monetaria.

Il fatto che Trump apporti modifiche inaspettate “al volo” rende difficoltosa la definizione delle politiche. Pochi minuti dopo il tweet di Trump sulla Cina, Powell ha affermato: “L’incertezza legata alla politica commerciale sembra giocare un ruolo nel rallentamento globale e nella debolezza del manifatturiero e della spesa in capitale negli Stati Uniti”.

Ha poi continuato osservando che “agiremo in modo adeguato per sostenere l’espansione, con un mercato occupazionale forte e l’inflazione vicina all’obiettivo simmetrico del 2%”.

Il presidente della Fed Powell ha pronunciato un discorso equilibrato, ma ha chiarito che il fattore principale che determina la politica sono le tensioni commerciali (presenti e future).

Anche se i dati potrebbero non giustificare un taglio, l’incertezza legata agli scambi ha spinto il FOMC ad agire.

Nel complesso, secondo il presidente della Fed Powell, i rischi per le prospettive sono aumentati dalla riunione del FOMC di luglio, cosa che sostiene l’aumento delle attese di un taglio superiore ai 25 punti base a settembre.

Fonte: TrendAndTrading.it

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