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Dollaro Australiano affossato da Cina e Fed

3 AUSTRALIA

Trimestre nero per l’aussie
E’  andato in archivio il peggior trimestre dal 2008 per il Dollaro Australiano. L’aussie, soprannome con cui viene identificata la valuta locale, ha registrato un calo a doppia cifra (-11%) rispetto al dollaro statunitense e all’euro complice il deterioramento delle prospettive di crescita per la Cina, principale partner commerciale dell’Australia, e il contestuale aumento delle pressioni per nuovi tagli del costo del denaro da parte della Reserve Bank of Australia (Rba), già sceso a maggio al minimo storico del 2,75%. La scorsa settimana il Dollaro Australiano è sceso sotto quota 0,92 rispetto al dollaro Usa toccando il livello più basso dal settembre 2010…

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The Royal Bank of Scotland plc


Forte legame ad andamento delle commodity
A influire sul violento dietrofront del Dollaro Australiano c’è l’accentuarsi delle vendite sulle materie prime di cui il Paese oceanico è un esportatore netto. A pesare nell’ultimo mese c’è sicuramente l’accelerazione della Federal Reserve circa i tempi di uscita dall’exit strategy. Il timore del materializzarsi nei prossimi trimestri della strategia di progressivo ritiro degli stimoli monetari straordinari da parte della banca centrale statunitense ha infatti allontanato gli investitori dagli asset ad alto rendimento legati ai prezzi delle commodity. Inoltre la prospettiva di un minore sostegno monetario da parte della Fed fa temere un rallentamento economico a livello globale. A questo si aggiungono le diffi  coltà della Cina con le previsioni di crescita per quest’anno che si sono progressivamente deteriorate negli ultimi mesi come testimoniato dall’indice Pmi manifatturiero cinese che a giugno è sceso sui minimi degli ultimi 9 mesi.  Una serie di fattori che contribuisce a dipingere un quadro non esaltante per l’economia australiana che già nel primo scorcio dell’anno aveva mostrato segnali di debolezza. Il Pil nel primo trimestre ha registrato un aumento trimestrale sotto le attese pari allo 0,6% (+2,5% annualizzato).
La prospettiva di una debole domanda dalla Cina potrebbe frenare maggiormente la congiuntura nella restante parte dell’anno. La Rba vede comunque la crescita mantenersi al ritmo del 2,5% quest’anno per poi salire al 3% nel 2014. L’Australia inoltre è già in clima pre-elettorale con il premier Julia Gillard che a soli tre mesi dalle urne ha presentato le dimissioni. Al suo posto è tornato l’ex primo ministro Kevin Rudd che sarà il candidato del partitolo laburista alle elezioni.

Rba lascia porta aperta a nuovi tagli
Scenario difficile che sta facendo nuovamente lievitare le possibilità di nuovi tagli del costo del denaro. Dalle minute della riunione di giugno si rimarca come le prospettive di infl  azione attualmente forniscono un certo margine per un ulteriore allentamento monetario se si renderà necessario sostenere la domanda. L’istituto di Canberra ritiene inoltre che un ulteriore indebolimento della divisa locale è da mettere in conto poiché il commercio è diminuito e dovrebbe contribuire a promuovere un riequilibrio della crescita economica. Il consensus Bloomberg vede il livello dei tassi scendere al nuovo minimo storico al 2,5% tra il terzo e il quarto trimestre del 2013, mentre il Dollaro Australiano è visto risalire solo parzialmente con cross AU$/US$ in area 0,95 a fi  ne anno.

 

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