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Dollaro Statunitense, l’ago della bilancia è la Fed

DOLLARI

L’indice del dollaro in rialzo del 4%
Il biglietto verde si conferma tonico. Nonostante l’aggressività delle politiche monetarie della Federal Reserve,…..
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RBS


il Dollaro statunitense da un lato sta capitalizzando la ritrovata verve dell’economia a stelle e strisce (ad aprile il tasso di disoccupazione è sceso al livello minimo dal 2008 al 7,5%) e dall’altro è sostenuto dalla mancanza di valide alternative per gli investitori: sulla moneta unica continua a gravare la debolezza della congiuntura economica e la crisi del debito (mai del tutto risolta) mentre la divisa nipponica paga pegno alla cosiddetta “Abenomics”, il mix di politiche monetarie e fiscali ultra-espansive tramite le quali l’esecutivo guidato da Shinzo Abe punta a metter fine a oltre un decennio di defl azione. Il sentiment degli operatori è ben sintetizzato dal Dollar Index, il paniere che misura l´andamento del “greenback” nei confronti di un basket di 6 valute (euro, yen, sterlina, franco svizzero, dollaro canadese e corona svedese), salito negli ultimi tre mesi del 4%.

 

La Fed potrebbe aumentare il QE
Nelle ultime sedute il rafforzamento del biglietto verde ha dovuto fare i conti con le indicazioni emerse dall’ultima riunione della Fed. Al termine della riunione del primo maggio, il Comitato ha fatto sapere che potrebbe “aumentare o ridurre il ritmo dei suoi acquisti per adeguare le politiche accomodanti in base ai cambiamenti del mercato del lavoro o dell’infl azione” aprendo, per la prima volta, a un possibile incremento del piano di acquisto asset (attualmente fi ssato a 85 miliardi di dollari mensili). La Fed non ha perso occasione per rimproverare i membri del Congresso, incapaci di trovare un accordo per evitare i tagli automatici alla spesa e quindi colpevoli di neutralizzare parte dell’effetto espansivo innescato dal “Quantitave Easing”.

 

Biglietto verde ancora “prigioniero” della Fed
Anche nei prossimi mesi l’andamento del Dollaro Usa rimarrà condizionato dalle misure che verranno prese dall’istituto guidato da Ben Bernanke. In un report pubblicato lo scorso 25 aprile, gli analisti dell’Economist Intelligence Unit (Eiu) hanno alzato le stime sull’andamento della divisa a stelle e strisce. “Con la Zona Euro che è ormai giunta a un punto morto, abbiamo deciso di alzare la view sull’andamento della divisa statunitense riducendo l’outlook sull’eurodollaro da 1,33 a 1,31”, rileva l’Eiu. Secondo gli esperti dell’importante testata britannica, il cambio potrebbe essere spinto al rialzo da un miglioramento dei fondamentali in Eurolandia, “sostenuta con vigore dalla Banca centrale europea”, e dall’effetto combinato delle “schermaglie fiscali e della politica monetaria estremamente espansiva negli Stati Uniti”. Per quanto riguarda invece il cross con la divisa del Sol Levante gli analisti sono concordi nel ritenere che il superamento della fatidica soglia 100-yen sia ormai, vista la determinazione mostrata finora dal nuovo esecutivo nipponico, solo una questione di tempo. Nel complesso, l’Eiu stima che l’indice del dollaro si attesterà in media a 87,2 punti nel 2013, oltre il 6% in più rispetto ai livelli attuali, mentre l’anno prossimo l’indicatore è stimato a 88,4 punti.

 

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