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Elenco dei primary silver producer, seconda parte

Trucco Giuseppe

La disamina dei titoli delle compagnie primary silver producer prosegue con le small cap. Prima però che qualcuno lo faccia notare, o che vada anche solo a controllare, lo dico prima io: probabilmente il titolo a minore capitalizzazione della prima parte avrà un valore di mercato inferiore del titolo a maggiore capitalizzazione di questa seconda parte……

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Articolo di Giuseppe Trucco – truccofinanza.it


Per quale motivo allora uno lo hai catalogato blue chip e l’altro small cap? Semplice, perché sono andato a naso e mi sono sbagliato! Questo anche per dire che non è che si tratta propriamente di elenchi distinti, quanto di un elenco spezzato in 3 per ragioni di lunghezza. Esaminiamo oggi i produttori primari di argento small cap quotati negli USA (poi, se ne avremo ancora voglia, termineremo la rassegna con i titoli quotati solo in Canada).

9) Silver Standard. Quotata al Nasdaq col simbolo SSRI. Silver Standard è stato un accumulatore di once d’argento non economiche nella prima parte del decennio passato, poi, quando il prezzo del metallo bianco è salito dove il CEO si aspettava, si è ritrovata ad essere la compagnia con le maggiori risorse d’argento (le “resources” sono riserve ancora non dimostrate come certe in quanto ad esistenza o a valore economico) al mondo, forse dietro alla sola Fresnillo, ed il mercato si è giustamente entusiasmato. Anche perché a quell’epoca si era soliti valutare le compagnie del settore metalli preziosi in base alle loro “scorte” sotterranee più che pretium-logonon in base alla loro profittabilità (bei tempi…). Poi sono venuti i tempi di giudicare la compagnia alla prova del passaggio da developer a producer. e questa prova purtroppo non è stata superata brillantemente. Silver Standard ha messo in produzione solamente Pirquitas in Argentina, che sulla carta era una miniera di argento e stagno, dove i crediti derivanti dal sottoprodotto stagno avrebbero dovuto consentire costi di produzione dell’argento molto bassi. Non è stato così, oggi lo stagno nemmeno viene più recuperato. Estendendo su tutti i depositi della compagnia l’insuccesso di Piquitas il mercato ha degradato molto la compagnia, che nel frattempo ha pure commesso, secondo me, un altro passo falso. Silver Standard ha infatti proceduto allo spin-off del maxi-distretto aurifero a bassa gradazione di Snowfield, in Canada, in Pretium Resources (di cui per fortuna resta un significativo azionista) a cui ha pure ceduto il CEO storico Quatermain (un amante dell’esplorazione/sviluppo più che della messa in produzione delle miniere), purtroppo Pretium ha presto scoperto che Snowfield non possedeva solo riserve a bassa gradazione (nel qual caso la mossa si sarebbe rivelata azzeccata, visto che oggi questi progetti non valgono più nulla, con l’oro a 1200$, sebbene parliamo di quantitativi di oro davvero impressionanti in questo caso), ma anche una significativa porzione di riserve aurifere ad altissima gradazione, che fanno di Brucejack (e del deposito Valley of the kings) il progetto aurifero ad alta gradazione con maggiori riserve d’oro ancora non in produzione al mondo. Morale: oggi Silver Standard vale in borsa, giustamente, meno di Pretium Resources, sebbene ne possieda ancora molte azioni (per 150 milioni di dollari circa).

Oggi la compagnia ha uno scarso sex appeal che potrebbe migliorare solo in presenza di un significativo incremento del prezzo dell’argento, di cui rimane una delle compagnie con le maggiori risorse/riserve. La messa in  produzione di altri progetti potrebbe risultare meno sfortunata rispetto a quanto accaduto in Argentina con Pirquitas, ma soprattutto il titolo, resta però il fatto che al momento tutti gli otto milioni di once d’argento annue che produce la compagnia sono prodotti in Argentina (dove il rischio Paese è molto alto) con costi vivi di produzione (cash cost) di 18 $ per oncia, quindi chi decidesse di puntare sulla compagnia dovrebbe mettere in conto molta pazienza. L’asso nella manica di Silver Standard, la messicana Pitarrilla che vanta 480 milioni di once di riserve d’argento e che dovrebbe produrre 15 milioni di once d’argento l’anno (a 11$/oncia di cash cost), presenta molti punti interrogativi sulle tempistiche e le chance di essere portata a termine, primo tra tutti la possibilità di finanziare un capex (costo per realizzare la miniera prima di incassare il primo dollaro di ricavi) pari a 740 milioni di dollari! Non dico sia una missione impossibile perché tutto sommato S.S. detiene 460 milioni di dollari di cash (ma 260 milioni di debito obbligazionario).

Proprio la posizione finanziaria netta e le azioni Pretium fanno scendere il valore d’impresa al prezzo corrente a livelli inverosimilmente bassi, per cui chi cerca un titolo sottovalutato potrebbe fare molta attenzione a S.S. in questo momento, nonostante la qualità del titolo sia solo media. Potrei trascorrere ancora molto tempo a parlarvi di Silver Standard ma non era questo lo scopo dell’elenco per cui mi fermo, mi ci sono soffermato perché so che questo è un titolo particolamente conosciuto dai silver bugs. Giudizio: neutrale (parlando della qualità, ma il prezzo in questa fase è particolarmente allettante).

10) Silvercorp Metals. Quotata al Nyse col simbolo SVM. Cerco di farla breve. Silvercorp detiene un distretto minerario cinese ad alta gradazione che le ha permesso di essere uno dei pochi titoli a staccare dividendi dal 2007, di produrre argento con cash cost quasi nullo grazie ai crediti da zinco e piombo e divenire una market darling trattata a premio ed amata dagli azionisti della prima ora cui ha elargito grandi performance. Poi c’è stato un ingiusto attacco da parte di un sito web probabilmente finanziato da hedge fund che avevano assunto posizioni short ed è stato l’inizio della fine. La compagnia era solo colpevole di essere stata scambiata per una compagnia cinese (invece è di origini canadesi, anche se molti manager attualmente sono cinesi), e di essere una delle tante “sole” che i cinesi cercano di rifilare quando quotano sui listini USA le loro compagnie. Non era il caso di Silvercorp, però nel frattempo le sue miniere sono invecchiate, la profittabilità è scesa molto e, complice l’andamento del prezzo dell’argento eccoci qui a 3$, lontanissimi dai massimi del titolo. Il titolo ha perso lo smalto del passato ma rimane un pò meglio della media… Giudizio: neutrale.

11) Gold Resources Corp. Quotata al Nyse-Amex col simbolo GORO. Contrariamente a quello che la compagnia gorovorrebbe far credere, l’argento nella sua economia conta ben più dell’oro. La compagnia in un primo tempo era stata un esempio da seguire, aveva messo in produzione un progetto in tempi rapidissimi senza indugiare, come fanno tutte le altre, in lunghe e noiose esplorazioni volte a definire le riserve prima di poterle sfruttare (un processo che molte volte è tuttavia obbligato, perché per creare la miniera si deve fare a volte investimenti molto pesanti, e se non si è certi della presenza del metallo non avrebbe senso farli, così come se non si pubblica uno studio di fattibilità economica definitivo e “bankable” nessuna banca sarà disposta a finanziare la sua parte). Tolto questo inizio positivo (elemento comune a molti titoli della puntata odierna, pare), Gold Resources ha iniziato a percorrere un sentiero poco condivisibile e cioè, non accontentandosi di auto-celebrare alla nausea il proprio business model, si è spinta sino a millantare di essere qualcosa di meglio di quello che realmente è. Anche a costo di pagare dividendi non sostenibili (prelevando dalle riserve di liquidità anziché dagli utili effettivi). Non vi annoio coi dettagli ma il succo del discorso è che siccome finora ci è in parte riuscita, questa compagnia è anche una delle pochissime ad essere in questo momento sopravvalutata, e quindi idonea a fare la parte short in una operazione market neutral, per i più sofisticati tra i lettori, oppure per ridurre l’esposizione net long di un giardinetto di silver producer altrimenti tutto al rialzo. Giudizio: negativo.

12) Fortuna Silver. Quotata al Nyse col simbolo FSM. La compagnia parte col piede giusto nel trasformare una miniera peruviana mediocre (quando gestita da altri) in un grande successo. Mi riferisco alla miniera Caylloma, con argento, piombo e zinco. E ricordo bene le soddisfazioni che mi diede il titolo a quei tempi (se solo lo avessi venduto sui massimi avrei avuto un altro ten bagger come First Majestic, dato che avevo comprato il titolo a 0,75 dollari canadesi). Eppure con la messa in produzione del secondo progetto (San José, argento ed oro, Messico) il successo non si ripete, la compagnia non fa la stessa bella figura di prima e diventa un pò più simile alla stragrande maggioranza delle compagnie minerarie (ritardi, imprevisti, maggiori costi rispetto al previsto e quindi minori guadagni, eccetera). Ebbene sì, anche Fortuna perde lo smalto ed il tocco magico dei primi tempi come i 3 titoli che la precedono nell’elenco! I capaci Ganoza restano alla guida della compagnia e potrebbero rinverdire i fasti del passato, Fortuna è meglio di molte altre realtà ma è anche relativamente cara ad essere sinceri (e con riserve relativamente limitate), quindi personalmente ho preferito puntare sulla new entry Atico Mines, dove i Ganoza cercheranno di ripetere i successi iniziali di Fortuna Silver ma nel campo dei progetti di rame ed oro (essendo il titolo molto più sottile ed early stage credo abbia maggiori spazi di crescita di Fortuna, ma va da sé che anche il profilo di rischio è maggiore).  Giudizio: neutrale.

13) Endeavour Silver. Quotata al Nyse col simbolo EXK. Tornerò a parlare di questo titolo in un articolo dedicato logo EXKinteramente a lui. La sostanza del discorso è che questa compagnia è gestita molto bene, detiene progetti di buona qualità in Messico (tre diverse miniere sotterranee: Guanacevi, Bolanitos, El Cubo) da cui produce argento (4 milioni e mezzo di once nel 2012) ed un poco di oro, a costi inferiori alla media di settore (per non dire low-cost, ma con l’argento a 20$ parlare di produzione low-cost sembra inappropriato) e da cui dovrebbe poter ottenere una crescita organica della produzione come ha sempre ottenuto sino ad oggi (ok, non solo organica, ha pure comprato la terza miniera da Aurico Gold). Seguono criteri di buon senso, si concentrano su una nicchia specifica che conoscono bene, hanno creato valore per gli azionisti della prima ora (no, non mi sono sbagliato, il grafico a cui guardare è questo del titolo a Toronto, sul Nyse il titolo è stato quotato solo in seguito). Il titolo, secondo me, rappresenta la preda perfetta per First Majestic Silver, essendo in tutto e per tutto sovrapponibile come tipologia di miniere (sotterranee) e giurisdizione (Messico). Giudizio: positivo (infatti il titolo è attualmente presente nella TF top ten).

14) SilverCrest Mines. Quotata al Nyse-Amex col simbolo SVLC. Un titolo di cui vorrei parlare più diffusamente in un articolo dedicato, anche perché merita più attenzione di quella che probabilmente vi sarà rimasta arrivati a questo punto, dove chi ancora sta seguendo il prolisso Trucco all’opera, probabilmente lo starà facendo masticando foglie di coca! Se il vostro interesse per questo articolo è elevato potete sollecitarlo attraverso i commenti, oppure nel frattempo potete leggere questa recensione in inglese di Gecko Research. Giudizio: positivo.

15) Great Panther Silver. Quotata al Nyse-Amex col simbolo GPL. Produce qualcosa di meno di 2 milioni di once d’argento annue dalle miniere messicane di Guanajuato e Topia. E’ una compagnia che ha una cattiva reputazione gREAT-pANTHERpresso noi veterani del settore per via della sua abitudine a dipingersi meglio di quello che è e di pagare analisti prezzolati per facilitare questo compito (NB: non so da noi in Italia, ma questa pratica è legale negli USA ed in Canada, basta che chi recensisce la compagnia dichiari il conflitto di interesse, ossia di ricevere un compenso dalla compagnia). Ma scavando a fondo resta una pantera spelacchiata, con poche riserve d’argento, produzione inconsistente, costi elevati, profittabilità ridotta al lumicino. Cos’altro aggiungere? (Starete pensando: “Non aggiungere niente Trucco, ci va bene così, abbi pietà!“). Forse avrebbe potuto sfruttare maggiormente il vantaggio di avere delle azioni sopravvalutate, ai bei tempi, per stamparne altre con cui finanziare delle acquisizioni di altri progetti o di altre compagnie con progetti interessanti, ma non lo ha fatto… Giudizio: negativo.

16) Alexco Resources. Quotata al Nyse-Amex con il simbolo AXU. Quasi tutti i primary silver producer di cui AXU logoabbiamo parlato sono canadesi ma solamente Alexco (dopo la sospensione della produzione di Huldra Silver) produce direttamente nel Canada, e per la precisione nello stato dello Yukon. Proprio per questo in passato era solita quotare a premio, dato che il mercato apprezza molto le miniere canadesi. Un lato negativo di Alexco è che il 25% di tutto l’argento prodotto nelle sue miniere, compreso quello che deve ancora essere scoperto nel promettente distretto minerario Keno Hill Silver District, dovrà essere ceduto alla famelica Silver Wheaton per 4 dollari l’oncia (e Silver Wheaton ovviamente ci lucrerà la differenza), la cessione di questo silver stream ha permesso ad Alexco di ottenere cospicui finanziamenti senza fare un aumento di capitale che magari avrebbe diluito gli azionisti al 50%, ma se produrre argento costa più del “rimborso spese” di 4 dollari l’oncia, la portata di questo accordo ovviamente va oltre il 25% di erosione dei margini di guadagno, e sapere che vale anche sull’argento che la compagnia potrà scoprire in futuro, esclusivamente a proprie spese, non è molto allettante. Di buono c’è che si tratta di un distretto storicamente molto profittevole, con argento ad altissima gradazione, sebbene non così low-cost e redditizio come ci si sarebbe potuto aspettare. Ma Alexco è un pò troppo lenta nel definire cospicue riserve in altri depositi diversi dall’unico presentemente sfruttato (chiamato Bellekeno, che probabilmente è l’abbreviazione di “Belle-ke-non-te-la-danno”) su cui basare un aumento della produzione dagli attuali livelli contenuti (2 milioni di once circa, di cui mezzo vanno però a Silver Wheaton appunto). Che poi il problema, man mano che ci si approccia a questi produttori di piccole quantità di argento, è che se anche esistono dei margini di guadagno, data la piccola scala delle operazioni, una grossa fetta se li assorbono i costi di “over-head” (stipendi dei manager) e di esplorazione (se bastano). Ma questi titoli possono dare buone sorprese in caso di take over: chi se le compra infatti sa che può mandare via i vecchi manager! Giudizio: neutrale.

Non parleremo delle disastrate Revett Minerals (simbolo RVM al Nyse-Amex) né di Golden Minerals (simbolo AUMN al Nyse-Amex) poiché entrambe le compagnie hanno interrotto la produzione di argento nelle rispettive miniere Troy Mine (Montana, USA) e Velardena (Messico) nel corso del 2013 e non la riprenderanno certo se non dopo che il prezzo dell’argento abbia riguadagnato la soglia dei 30$ l’oncia, ammesso che questo possa accadere presto.

La maggior parte di produttori di piccolissimi quantitativi di argento, i cui profitti dicevo prima che non bastano quasi a pagare gli stipendi, ce li ritroveremo nel prossimo ed ultimo episodio di questa trilogia, dove parleremo di compagnie che non sono ancora sbarcate sui listini statunitensi, rimanendo presenti solo sul listino di Toronto (dove i costi di quotazione sono minori). Riprendete il fiato e chiuderemo il cerchio.

 

 

Fonte: truccofinanza.it

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