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FED attenzione puntata

Fed

FED. Forse è la calura estiva ad annebbiare la nostra messa a fuoco. Con questa forte ondata di caldo, dobbiamo osservare i mercati restringendo la messa a fuoco, come un lanciatore di baseball….

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By Peter Rosenstreich – SwissQuote


La nostra attenzione è tutta puntata sulla riunione del FOMC del 31 luglio, dal momento che, secondo noi, questa è l’unica cosa che conta.

Il presidente Powell ha segnalato che l’allentamento della politica monetaria ci sarà.

Per chi ha seguito i mercati negli ultimi 12 anni, ciò significa reazione dei prezzi.

Perché sprecare la nostra energia limitata sulle critiche della politica monetaria della Fed (e minor richiesta di dollari) del presidente Trump, sulla notizia che gli USA hanno abbattuto un drone iraniano nel Medio Oriente, sui dubbi circa l’entità dei progressi (forse esigui) nei negoziati commerciali fra USA e Cina, e sull’assenza generalizzata di dati economici di rilievo.

Ciò che conta ora è il corso della politica della Fed. Stando alle previsioni, dovrebbe esserci un taglio di 25 punti base, anche se molti sostengono che ci sarà un taglio maggiore a titolo di assicurazione (gli analisti hanno rispolverato l’adagio “colpisci e spaventa”) e i future dei Fed Fund ora implicano un taglio intorno ai 30 punti base.

I verbali della riunione del FOMC di giugno indicano che 14 dei 17 membri vedono rischi significativi per le prospettive di crescita e inflazione.

È interessante notare che la valutazione del rischio si è basata soprattutto su fattori esterni, quali gli scambi commerciali, e meno sulle condizioni interne dell’occupazione e dei consumatori USA.

Nei verbali si parla “di recenti indicatori deboli relativi a fiducia e spese delle imprese, attività manifatturiera, sviluppi commerciali e a segnali di un rallentamento globale della crescita economica”.

Ma al centro del dibattito vi sono l’entità e la tempistica di questi tagli da intendersi come una sorta di assicurazione.

C’è la sensazione che la Fed sia intrappolata nel clamore della guerra commerciale e non nella situazione reale.

In un intervento recente a Parigi, il presidente Powell ha parlato delle preoccupazioni per gli sviluppi delle relazioni commerciali e per la crescita globale, con il conseguente impatto sul secondo mandato della Fed.

Le tensioni commerciali hanno generato un rallentamento della crescita globale attraverso i rischi al ribasso.

Tuttavia, dopo due anni di prime pagine apocalittiche, ci aspetteremmo dati più deboli per scambi e manifatturiero. In verità, il commercio continua, nonostante la politica commerciale di disturbo via tweet di Trump.

I dati economici USA rimangono forti, in primis quelli riferiti al solido mercato occupazionale e all’aumento dell’inflazione.

A giudicare dalle cifre sulle vendite al dettaglio, anche la spesa dei consumatori rimane elevata.

A nostro avviso, un taglio del tasso marcato, da 50 punti base, per fare impressione, sarebbe po’ fuori moda.

I mercati vogliono sì i drammi, ma crediamo che le banche centrali non vogliano diventare il principale catalizzatore dei prezzi degli asset.

Se la Fed intervenisse furiosamente, con un supporto discutibile dai dati, vorrebbe dire che la banca centrale d’ora in poi sosterrebbe tutte le possibili minacce economiche.

Se ora i prezzi degli asset sono in fermento, l’assoluzione ufficiale dei premi di rischi spingerebbe le valutazioni a livelli ridicoli.

Un taglio di 50 pb potrebbe fronteggiare il rischio una flessione economica, invece una sforbiciata da 25 pb sarebbe più un’operazione di facciata, una strategia più sicura visto l’attuale scenario di incertezza.

Un taglio da colomba di 25 pb sarà sufficiente per mantenere elevata la propensione al rischio per tutta l’estate.

Vista l’elevata posta in gioco, perché rendere i mercati più complicati del necessario.

Fonte: TrendAndTrading.it

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