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Giappone: la terza freccia di Abe non deve mancare il bersaglio

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Primi frutti dell’Abenomics
Dopo quasi un anno dal lancio l’Abenomics inizia a far sentire i suoi effetti sull’economia del Giappone. Nel primo semestre il Pil del Sol Levante è cresciuto del 3,8% annualizzato..

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con la marcata svalutazione dello yen, dettata dalla politica monetaria ultra-espansiva inaugurata ad aprile dalla Bank of Japan, che ha dato fi ato alle esportazioni Ancora più gradito, per un Paese che viene da quindici anni di defl azione, è il segnale dato dai prezzi al consumo. L’inflazione è cresciuta ad agosto dello 0,9% rispetto allo stesso mese del 2012, ritmo di crescita più elevato degli ultimi 5 anni. Il World economic outlook pubblicato dal Fondo monetario internazionale a inizio ottobre conferma i passi avanti. Le nuove stime di crescita per il 2013 si attestano al 2% mentre il 2014 dovrebbe vedere il Pil salire dell’1,2%. La frenata nel tasso di crescita 2014 è da attribuirsi all’avvio del processo di consolidamento fiscale e alla fine degli effetti propulsivi della ricostruzione post-terremoto.

Il prossimo passo sono le riforme strutturali
Il programma del premier Shinzo Abe basato su tre pilastri (politica monetaria espansiva, politica fi scale flessibile e riforme strutturali) mira alla fi ne della defl azione con crescita sostenibile e rientro del debito pubblico. I segnali positivi giunti dall’economia giapponese sono conseguenza dell’implementazione dei primi due elementi, nonché del traino trovato nel miglioramento dell’economia globale. Sono segnali di breve che necessitano di essere tramutati in crescita stabile nel tempo. Il terzo pilastro, quello delle riforme strutturali, è stato annunciato da Abe prima dell’estate senza però incidere come i due precedenti. Il compito non è facile poiché si deve andare a toccare aspetti della società giapponese fortemente cristallizzati. Tra i provvedimenti più attesi l’apertura al mercato di settori fortemente protetti come l’agricoltura, l’incremento dell’età pensionistica, l’introduzione di contratti di lavoro fl essibili e la firma di accordi di libero scambio con i paesi dell’area del Pacifi co. Secondo l’Fmi un fallimento sul fronte delle riforme avrebbe come conseguenza un livello di crescita, investimenti e inflazione inferiore a quello desiderabile. In tal caso il governo sarebbe costretto a sostenere ulteriormente economia e prezzi con nuovi stimoli. Lo spazio per nuovi interventi di sostegno all’economia è tuttavia limitato dall’ingente debito pubblico del Giappone, il cui rapporto debito/Pil è del 245%. L’Abenomics tiene conto e prevede, dal 2014, un processo di rientro. Il primo passo è stato annunciato a inizio ottobre. L’aliquota sui prezzi al consumo verrà innalzata dal 5% all’8% ad aprile con l’obiettivo di portarla al 10% nel giro di diciotto mesi. Per evitare un impatto troppo forte sulla crescita economica il governo varerà a fine anno nuovi stimoli fi scali per 51 miliardi di dollari.

Il Nikkei si pianta sul terzo pilastro
L’indice Nikkei 225 è uno dei top performer del 2013. Da inizio anno guadagna quasi il 40% ma tutto il rialzo è stato messo a segno nei primi cinque mesi. Dai massimi di fi ne maggio a 16.000 punti il Nikkei 225 ha prima corretto senza poi riuscire a riavvicinare quella quota. Uno stop che è arrivato in corrispondenza del periodo di attesa e di annuncio del terzo pilastro dell’Abenomics. Si può dire che il mercato, inizialmente deluso, stia aspettando ora l’Abenomics al varco per capire se davvero riuscirà a far svoltare il Paese.

 

Fonte: RBS

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