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IG: Dollaro scuote i mercati, Mib e Dax al test delle resistenze chiave, economia Usa corre

Chiusura in deciso rialzo per tutte le principali borse europee, con Milano (+2,1%) che ha fatto da capofila ai guadagni……….

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a cura di Vincenzo Longo


La seduta era apparsa positiva sin dalle prime battute, complici anche le buone indicazioni arrivate dalle stime flash degli indici PMI della zona euro. Nel pomeriggio l’accelerazione delle borse è arrivata grazie alle ottime figure macro statunitensi. L’indice del mercato immobiliare NAHB è salito a 70 punti, il livello più alto dal 2005. Buoni anche i dati sugli indici manifatturieri redatti dalla Fed di New York (Empire) e da quella di Philadelphia. In particolare, quest’ultimo è salito a livello più alto da 2 anni. Infine, ma non meno importante, buone indicazioni sono arrivate dall’inflazione, che a novembre ha mostrato un’accelerazione all’1,7% su base annua, nonostante il dato core sia rimasto stabile.

Grazie anche a queste figure, gli acquisti sono stati ancora molto forti sul biglietto verde, reduce dal rally post riunione della Federal Reserve. Riguardo a questo evento possiamo affermare che, sia il comunicato che i dots plot, abbiano rispecchiato le attese. Anche la governatrice, Janet Yellen è apparsa piuttosto cauta, nonostante i tre rialzi previsti per il 2017.

Intanto il mercato si conferma dollarocentrico in scia alle aspettative di un rialzo continuativo dei tassi da parte della Banca centrale Usa. Da qui:

– il dollaro si è apprezzato verso le valute emergenti, sulla scia che i tassi più alti dei Treasury possano richiamare l’appeal degli operatori a scapito degli investimenti diretti proprio nei paesi Emergenti. Lo yuan è ai minimi dal 2008 verso il biglietto verde e vede ormai quota 7;

– il dollaro si è rafforzato anche verso le valute di area soggette a politiche monetarie fortemente accomodanti, grazie principalmente a operazioni di carry trade. A risentirne particolarmente sono stati euro, yen e franco svizzero;

– le aspettative sempre più restrittive della Fed ha fatto finire sotto pressione i Treasury, con i rendimenti in deciso rialzo soprattutto sul segmento a 2 anni. Il differenziale tra Usa e Germania su questo segmento ha toccato così i nuovi massimi da 16 anni. Anche lo yield sul decennale Usa è balzato ai massimi dall’estate 2014, superando la soglia di 2,65% e avvicinandosi sempre più ai livelli che potrebbero rendere questo asset più conveniente in una logica di rischio/rendimento rispetto all’equity;

– i dati macro migliori delle attese e le aspettative di tassi più alti hanno alimentato gli acquisti in borsa, principalmente sui finanziari.

Tornando al cambio EUR/USD, la rottura dei minimi di marzo 2015, a 1,0460, apre ora al raggiungimento del supporto a 1,03 (minimi di gennaio 2003). A questo punto la parità sarà solo questione di tempo.

Tra le commodity, il dollaro forte e l’aspettativa del rialzo tassi della Fed sembrano penalizzare maggiormente l’oro, che ripiega in maniera gravosa, arrivando a toccare i minimi di febbraio, a 1.125 dollari/oncia.

Nel pomeriggio, il Ftse Mib e il Dax si sono avvicinati a delle resistenze strategiche importanti, collocate a 19.000 e 11.400 punti. Difficile che si vada oltre al momento, pertanto delle prese di profitto potrebbero emergere, soprattutto in vista del Quadruple Witching (4 streghe), che vede domani la scadenza di opzioni e future su indici e azioni. La volatilità che si potrebbe creare in corrispondenza di queste date potrebbe segnare una battuta d’arresto per i listini mondiali, che corrono ininterrottamente da troppo tempo ormai.

Fonte: IG

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