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IG: Europa ai massimi, dollaro in recupero

Apertura di settimana in rialzo per i principali indici azionari europei, fatta eccezione per Madrid, appesantita dall’esito referendario di ieri in Catalogna……..

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a cura di Vincenzo Longo


Stando ai risultati, si sono recati alle urne il 42% degli aventi diritto e il 90% di questi si è espresso a favore dell’indipendenza della regione catalana. Il risultato era abbastanza scontato, dato che i sostenitori del No probabilmente non sono andati a votare. Sulla bassa affluenza, invece, potrebbero aver avuto un impatto i violenti scontri con la polizia e la chiusura di molti seggi. Ad ogni modo, il risultato sembra aver avuto un impatto solo sulla penisola iberica, con Madrid e Lisbona che hanno chiuso in negativo, senza un evidente effetto di propagazione. L’evento ha avuto un impatto anche sul mercato governativo con gli spread Bono-Bund in ampliamento e un contestuale restringimento di quello Btp-Bono, seppur continui a sostare sopra la soglia di 50 pb. Il mercato non sembra essere scosso neanche dagli attacchi terroristici che hanno colpito Marsiglia e Las Vegas, con quest’ultima che vede un bilancio superiore alle 50 vittime.

Gli operatori sembrano continuare ad apprezzare le brillanti figure arrivate dagli indici PMI manifatturieri di diverse aree del globo. Se nell’area euro, il ritmo di espansione è ai massimi da aprile 2011, negli Usa l’ISM è tornato ai livelli di maggio 2004. Indicazioni queste che mostrano come l’attività economia globale stia guadagnando terreno. Questa settimana, gli investitori tengono gli occhi puntati ai dati sui NFP statunitensi in agenda il prossimo venerdì, che potrebbero modificare ancora le probabilità sul rialzo dei tassi atteso per dicembre.

Al di là dei dati, gli investitori continuano a metabolizzare le notizie in arrivo dalla politica americana, in particolare su due temi:

– la riforma fiscale annunciata la scorsa settimana dal presidente Trump;

– il futuro presidente della Federal Reserve. Il nome di Kevin Warsh, percepito più falco di Janet Yellen, sembra guadagnare consensi e la sua candidatura potrebbe arrivare a breve.

Entrambi questi fattori contribuiscono a far tenere alti i rendimenti sui Treasury e a rafforzare il dollaro verso tutte le principali valute mondiali. Il cambio Eur/Usd galleggia sopra l’1,17, dove si sta creando un supporto interessante. Una discesa sotto tale livello potrebbe portare a un’accelerazione ribassista verso 1,15. Ancor più accentuato è stato il movimento sul Gbp/Usd, complice il deludente dato arrivato dal PMI britannico. Il cambio è scivolato ai minimi da 3 settimane e potrebbe proseguire ancora la sua discesa.

Sull’equity, dopo un trimestre record, le borse continuano a salire con il Dax che si è avvicinato stamane ai massimi storici intraday collocati a 12.950 punti. Ci aspettiamo un test ai 13 mila nei prossimi giorni e una tenuta settimanale sarebbe di buon auspicio per una prosecuzione della corsa. Bene anche il Ftse Mib, che ha rivisto i massimi di dicembre 2015, mettendo così nel mirino i 23 mila punti. Tra le commodity, rimangono sotto pressione oro e petrolio, a causa dollaro forte.

Continuiamo a rimanere bullish sul mercato azionrario in mancanza di risk factor all’orizzonte. L’Europa rimane la preferita dei gestori mondiali, mentre in quest’ultimo trimestre dell’anno un po’ di cautela sembra emergere sugli Emergenti. Tra la nuova nomina Fed e il reflation trade della politica fiscale potrebbero portare gli investitori a rimpatriare gran parte degli investimenti nei paesi Emergenti. In mancanza di rischi geopolitici, un po’ di volatilità potrebbe emergere sono verso la fine del mese, in vista degli appuntamenti Bce e Fed.

Fonte: IG

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