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Il dollaro sotto pressione

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INTRO: a forza dell’euro, in atto da alcune settimane e favorita dalle parole di Draghi non più tardi di due giorni fa, resta dunque il tema dominante del mercato valutario…….

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Davide Marone – Financial Analyst FXCM Italia


    Ed è una forza che si è palesata non solo nei confronti del dollaro americano ma anche, ed in maniera particolare nella giornata di ieri, contro la sterlina

    SSI e percentili di volatilità
    Chiariamo brevemente l’antefatto. Per ciò che concerne il cambio Eurodollaro ci troviamo all’interno di una fase rialzista che, senza ricorrere ad eccessive dietrologie, si è sviluppato nell’arco temporale dell’ultimo mese e lo ha visto rivalutarsi da area 1,31 ai livelli attuali. Diverse sono le motivazioni tecniche e macro che possono spiegare il cammino bullish del cambio, che per ragioni di spazio e limitata utilità, non stiamo qui a ripercorrere. Il passaggio più significativo è stato senz’altro quello che ha visto come protagonista la banca Centrale Europea che, laddove pure si era formata una varietà di aspettative circa il suo possibile interventismo in materia di taglio di tassi e del corridoio piuttosto che la messa in atto di nuove misure atte a migliorare le condizioni di liquidità, di fatto ha deciso su di un nulla di fatto e, per bocca del Governatore Draghi, ha ribadito il classico refrain circa l’outlook economico relativamente stabile e di come la BCE sia pronta ad intervenire con un ventaglio di diversi strumenti di politica monetaria non convenzionale (non soltanto LTRO) nel caso in cui dovesse rendersi necessario. La reazione dell’euro, in relazione proprio alle aspettative costruitesi, non poteva che essere rialzista, considerando pure e soprattutto i livelli tecnici di prezzo che il grafico del cambio ci poneva davanti. Ieri mattina perciò ci trovavamo in una situazione dove era necessario capire cosa potesse ancora guidare la logica del prezzo. Ebbene, trovandoci su livelli che non venivano toccati dallo scorso Febbraio, ci trovavamo indubbiamente in zone piuttosto sensibili dal punto di vista delle forze e degli equilibri tra compratori e venditori legati a ordini in stop entry e di stop loss che venivano piazzati sopra le resistenze, In casi come questi lo Speculative Sentiment Index assolve pienamente alla sua funzione di indicatore contrarian, proprio per ragioni tecniche del mercato; l’SSI che ieri segnalava uno sbilanciamento di 78% dei traders short in questo senso è apparso cruciale per l’implementazione di strategie long alle quali andava aggiunto il filtro di volatilità, ben misurabile attraverso i percentili delle opzioni scritte sui tassi di cambio, i quali mostrano tuttora livelli piuttosto moderati. Tale mix ci ha potuto permettere, e ciò è oggi ribadibile – da cui la funzionalità della riproposizione di quanto avvenuto ieri – di poter lavorare long sul cambio ma di poter allo stesso tempo agire con un Money Management accorto in grado di frenare le ambizioni verso target troppo importanti dal momento che proprio il propellente della volatilità era (ed è) ancora piuttosto tiepido.

    EurUsd e UsdJpy: il peso dello shutdown?
    Al di là delle questioni specifiche dell’euro, la debolezza attuale del dollaro americano è evidente come ben si evince dal FXCM Dow Jones Dollar Index che sta provando a violare i minimi di metà mese verso i livelli dello scorso Maggio. Lo shutdown, il blocco cioè al finanziamento della spesa per le amministrazioni pubbliche, e di conseguenza la crescente minaccia circa l’accordo per l’innalzamento del tetto del debito pubblico tra due settimane, stanno evidentemente costituendo un problema non da poco in ottica di aspettative sui prezzi. Più duraturo sarà lo shutdown, più è probabile che la FED rinvii i suoi propositi di tapering che porterebbero nuovi apprezzamenti di greenback. Ciò è infatti riscontrabile nelle dinamiche del biglietto verde non solo contro euro ma anche contro lo yen giapponese, il cui rapporto si è attestato vicino a punti di minimo rilevanti dal punto di vista di medio periodo (96,90 livello cruciale). Se dunque si aggiunge proprio l’apprezzamento dello yen, dello stesso franco svizzero, il calo importante dell’azionario americano in atto da diversi giorni, ci aspetteremmo un rinnovato rialzo dell’oro per completare un quadro di avversione al rischio i cui tasselli sembrano progressivamente andare ad unirsi. Resta questo il tema da sviluppare laddove le dinamiche conseguenti potrebbero fornire un quadro interpretativo molto utile a livello operativo di trading. Oggi ribadiamo, proprio in riferimento allo shutdown, l’assenza della pubblicazione dei dati sul lavoro Usa: niente Non Farm Payrolls e Tasso di Disoccupazione dunque alle 14,30 in un venerdì che quindi dal punto di vista macro non vedrà pubblicazioni degne di nota.

    QUADRO TECNICO
    EurUsd: come detto ampiamente nella prima parte, l’euro ha mostrato ancora grande forza nei confronti del dollaro in uno scenario tecnico che ora individua l’area compresa tra 1,3615 (pivot daily) e 1,3625 come fascia di supporto utile per appoggi e ripartenze long, sfruttando eventualmente il break della congestione notturna, verso il livello che resta di riferimento a 1,3660. 1,3710 il riferimento maggiore in ottica bullish. A suffragare tale view, il grafico orario ci mostra come la media mobile esponenziale a 21 periodi sia proprio indicativa in termini di supporto dinamico sui retest del prezzo. Solo un suo cedimento, unito proprio all’1,3615, potrebbe avvalorare l’indicazione dell’oscillatore stocastico che persiste in divergenza con il prezzo e che potrebbe condurre dunque fino a 1,3590. 1,3565 in caso di ulteriore approfondimento.
    UsdJpy: estremamente preciso e utile nel descrivere la dinamica del prezzo, è il canale ribassista tracciato dai massimi dello scorso 11 Settembre. Sul grafico a 4 ore la media 21 ha assunto un’importanza strategica come resistenza dinamica per ripartenze corte che hanno condotto il prezzo nei pressi di un supporto cruciale a 96,90. Un suo cedimento, sebbene la volatilità sul cambio resti ancora piuttosto ridotta, vedrebbe in 96,35 il suo approdo ideale anche se la corsa ribassista potrebbe verosimilmente fermarsi prima su di un livello mediano in area 96,60. Non va esclusa la possibile formazione di un doppio minimo che aiuterebbe lo stocastico orario che segnala divergenza verso caute riprese di 97,45.
    EurJpy: continua la precisa sequenza di massimi di swing decrescenti iniziata da metà Settembre. La pin daily in questo senso può essere un ulteriore segnale di ribasso del cross, trainato principalmente dal progressivo apprezzamento dello yen. Sul grafico a 4 ore e anche sul grafico a 1 ora il contemporaneo transito delle medie mobili esponenziali a 21 e 100 periodi sul livello di 132,65 ne avvalorano l’importanza come resistenza per obiettivi a 132,10, 131,90 e 131,60 in estensione. Il fallimento del cedimento di uno di questi livelli potrebbe poi permetterci dei long che comunque vedono in 132,65 un muro difficilmente valicabile.
    GbpUsd: rilevante il ribasso del cambio di ieri, arrestatosi però perfettamente sul supporto di 1,6155. La media 21 sul 4 ore, dapprima forte supporto dinamico, può ora fungere da resistenza a 1,6185 (pivot daily). Ideale perciò un tipo di operatività OCO, per violazioni al ribasso di 1,6155 per target di breve a 1,6130 e 1,61 in estensione; l’alternativa è l’ordine long sopra 1,6195 (più prudente rispetto a 1,6185) verso 1,6215 e 1,6240.
    AudUsd: forte l’apprezzamento del dollaro australiano con il cambio che si trova ora all’interno di un bel canale rialzista tracciato dopo il preciso rimbalzo sul supporto a 0,9295. Verosimile appare l’approdo a 0,9455 dal quale poter valutare lo stop in pari se ci si trovasse già in posizione per la possibilità di estensioni quanto meno a 0,9485. Se queste ultime dovessero fallire, buono sarebbe il RR per short in ripresa di 0,9415 e 0,94.

 

Fonte: FXCM Italia

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