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JC: Previsioni per gli indici azionari nel 2013

Ceccatelli Jacopo

Ogni anno JC&Associati SIM rilascia le sue previsioni sugli indici azionari per l’anno successivo….

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Jacopo Ceccatelli – Amministratore Delegato di JC & Associati SIM.

 


Dallo scorso anno abbiamo deciso di ritardare scrivendo la nota solo dopo l’inizio di gennaio, con l’obiettivo di conoscere l’andamento del Santa Claus Rally (l’ultima settimana dell’anno dell’S&P500) e dei primi 5 giorni lavorativi del mese.
Queste statistiche, calcolate su un arco temporale molto ampio (dal 1950), hanno infatti una elevatissima efficacia previsiva per l’andamento dell’indice azionario statunitense alla fine del’anno, sopratutto quando il segno delle due stagionalità coincide.
Le due stagionalità (meglio ancora se unite al cosiddetto “Barometro di Gennaio” altro indicatore ideato da Jeffrey A. Hirsch) nei casi in cui entrambe sono contraddistinte da una performance positiva, risultano avere una percentuale superiore all’85% in termini di probabilità che il risultato finale dell’indice azionario sia anche esso positivo.
Sull’intensità della performance la statistica è meno precisa di quanto lo sia sulla direzione ma, generalmente, tanto più ampio è l’andamento dell’indice in gennaio tanto più dovrebbe esserlo alla fine dell’anno.

Per il 2013 analizzando le due stagionalità e con meno di 10 giorni alla fine di gennaio (momento in cui si può valutare anche il “Barometro”), indipendentemente dai fondamentali del mercato, sarebbe già corretto ipotizzare da un punto di vista probabilistico una performance positiva dell’S&P500 tra il 10 e il 15%.

Fonte Bloomberg: grafico dell’S&P500 dal 1970

Il contesto di mercato ad inizio 2013:
Dopo un 2012 molto complesso da interpretare e con flussi di notizie di carattere fondamentale sovente in contrasto tra loro, il 2013 sembrerebbe apparentemente molto più lineare.
Archiviato l’accordo per il Fiscal Cliff (una serie di misure da adottare per tagliare il deficit di bilancio votato per legge), il prossimo appuntamento importante negli Stati Uniti è il debt ceiling che dalla seconda metà di febbraio richiederà un nuovo compromesso tra le due parti politiche per alzare il tetto sul debito pubblico.
Per il Fiscal Cliff anche se per la parte relativa ai tagli lineari (il cosiddetto Sequester) c’è stato un posticipo, si è deciso di procedere con un mix di aumenti fiscali per i redditi superiori a €450mila (si partiva tuttavia da aliquote sensibilmente inferiori alle medie europee e, più semplicemente, non saranno rinnovati gli sgravi introdotti dall’Amministrazione Bush).
Le due problematiche (Fiscal Cliff e Debt Ceiling) per quanto tecnicamente separate, nondimeno sono strettamente legate tra loro perché per accettare un aumento del debito, previsto per legge nel momento in cui viene toccato nominalmente il tetto fissato precedentemente, i repubblicani chiederanno ai democratici ulteriori concessioni sul lato dei tagli.
In sintesi, la temuta recessione che ci sarebbe potuta essere se fossero stati applicati automaticamente i tagli lineari e gli aumenti fiscali dovrebbe essere evitata, soprattutto in un contesto in cui il mercato immobiliare sta riacquistando valore (contribuendo a ricreare un effetto ricchezza), beni mobiliari come azioni e obbligazioni sono sui massimi di periodo (la stragrande maggioranza degli americani è investita direttamente o attraverso un fondo pensione) e la disoccupazione continua a diminuire.
La Cina dopo il cambio ai vertici politici sta evidenziando segni di miglioramento e il timore di un forte rallentamento è per il momento più contenuto.
Infine l’Eurozona, per la quale vanno fatte le dovute distinzioni.
Indubbiamente positiva è la caduta del tail risk sulla uscita della Grecia (il surplus primario potrebbe essere raggiunto nei prossimi mesi) di e di uno o più dei paesi deboli dell’area. L’intervento risolutivo della BCE di Draghi ha infatti creato condizioni monetarie favorevoli (sopratutto per il settore bancario che beneficerà anche dall’allentamento dei parametri di Basilea 3), tali da permettere la chiusura degli spreads sul debito pubblico. Al ciclo vizioso che ha dominato 2011 e parte del 2012, si è sostituito un ciclo virtuoso, in cui gli stati e le banche pagano sempre meno il loro debito. Per gli stati c’è anche inflazione, per cui potenzialmente i rapporti tra debito e  PIL potrebbero migliorare, anche se in modo artificioso.
L’altra faccia di questa medaglia nondimeno è la stagnazione dell’economia europea dove il reddito disponibile tende  sistematicamente a contrarsi a causa della assenza di crescita oltre che delle pressioni inflazionistiche.

Queste importanti variabili di carattere macroeconomico nondimeno, almeno per i prossimi mese, diventano a nostro avviso di secondaria importanza nel valutare le prospettive della classe di investimento azionaria e nell’obiettivo di prevedere l’andamento degli indici nell’anno.
La variabile di gran lunga più importante in questa fase è la mancanza assoluta di appetibilità della classe di investimento alternativa alle azioni per definizione, quella obbligazionaria. I rendimenti del debito sono infatti inferiori all’inflazione sulla maggiore parte  delle emissioni investiment grade al di sotto dei 10 anni. Per scadenze inferiori ai 5 anni, anche società con un rating da “junk bond” in alcuni casi pagano tassi non superiori al 2,5/3%.
E’ chiaro che in termini comparativi le valutazioni delle azioni, pur con le dovute differenze tra i diversi indici, sono ancora estremamente competitive, per cui è ragionevole che investitori che non riescono più a percepire reddito dal proprio portafoglio tendano progressivamente a spostare una parte del capitale sulle azioni.
Nel 2012 questo fenomeno in parte c’è stato verso la fine dell’anno, per cui abbiamo potuto assistere ad un iniziale espansione dei multipli societari.
Da questo trimestre in poi, nondimeno, osservando la earning season del quarto trimestre del 2012, abbiamo la sensazione che possa esserci in diverse aree geografiche una nuova fase di crescita degli utili aziendali. Da un lato in quanto una percentuale considerevole delle società dell’S&P500 che ha già riportato ha battuto le stime degli analisti, dall’altro in quanto sovente ci sono state sorprese positive anche sul fronte del fatturato, segno che anche i consumi e la congiuntura più in generale stanno sorprendendo in positivo.

Dall’analisi dei multipli dell’S&P500, come anche per la maggioranza degli altri indici azionari più in generale, nondimeno, non emergono particolari criticità.
Ai 100 punti che si suppone siano stati realizzati dall’indice statunitense nel 2012 (p/e 2012 stimato di 14,8X circa), si ipotizza nel 2013 una crescita degli utili del 10% circa, tale da portare, sempre secondo le stime degli analisti, i p/e a fine anno al di sotto le 13,5X.

Fonte Bloomberg: grafico dei P/E dell’S&P500 dal 1950

Come possiamo notare dal grafico, un P/E stimato tra le 13 e le 14X è addirittura al di sotto della media storica.
Se a questo aggiungiamo una fase di miglioramento delle prospettive di utile e fatturato delle aziende, un indebitamento medio ai minimi storici, una elevatissima capacità di collocamento di debito a fronte di una politica monetaria delle banche centrali molto accomodante e tassi di interesse a breve temine vicini allo zero, possiamo ragionevolmente ipotizzare che già nel 2013 l’S&P500 possa tornare sui massimi del 2007 se non addirittura superarli.
L’elemento più favorevole potrebbe infatti essere determinato dall’evoluzione della propensione al rischio degli investitori, ad oggi ancora non eccessivamente elevata nonostante la mancanza di rendimento delle emissioni obbligazionarie investment grade.
Qualora come è probabile assisteremo nei prossimi mesi a nuove ondate di flussi in uscita dall’obbligazionario e in entrata sull’’azionario, non dovrebbero esserci ostacoli (a meno di nuove variabili negative) al raggiungimento della quota di 1578.

Pur dando per probabile che nella prima parte del 2013 più che i fondamentali macroeconomici continueranno a dominare i flussi e l’aumento della propensione al rischio del mercato, alcune variabili potenzialmente negative per gli indici azionari vanno comunque tenute in considerazione.

La prima è il rischio politico negli Stati Uniti.
Finora il mercato ha scontato che al di là del fisiologico gioco tra le parti di repubblicani e democratici ci sia di fondo un volere politico di trovare un accordo sulle spinose questioni già descritte. L’elettore statunitense è infatti stanco e provato e non perdonerebbe la parte politica che ostacolerebbe un accordo in grado di mantenere l’economia su binari di crescita. Non si può tuttavia escludere una situazione di impasse politica tale da portare una o più case di rating al downgrading del debito statunitense.
La seconda variabile potenzialmente negativa riguarda il settore bancario nell’Eurozona, estremamente levereggiato dopo le due tranches dell’LTRO della BCE. Il mercato ben conscio di una situazione complessivamente ad elevato rischio, ipotizza che la BCE sia pronta ad intervenire con strumenti convenzionali e non in caso di necessità.
La terza include un rischio inflazione che se estremamente negativo per la classe di investimento obbligazionaria, non lo è, almeno nella fase iniziale, per quella azionaria.
Infine, ed è il rischio più grande per quanto forse è ancora prematuro parlarne, esiste un problema di credibilità dei governi e delle banche centrali, meno “rassicuranti” di un tempo.
I primi per il deficit e il debito in alcuni casi sui massimi storici, le seconde per una politica monetaria accomodante senza precedenti che potrebbe ad un certo punto addirittura generare effetti contrari e negativi (allocazione del capitale inefficiente e difficoltà a ritornare ad una situazione di maggiore equilibrio)
Non dimentichiamo che una ricetta economica, per quanto inizialmente efficace, se abusata comporta il rischio di un rigetto. Sarà a nostro avviso questa, prima o poi, la causa dell’inversione del trend sugli asset “Risk On”.

Gli indici azionari che preferiamo per il 2013 sono nell’Eurozona il Ftse Mib e l’indice greco, la Russia tra i mercati emergenti e, più in generale, i mercati asiatici.
Inoltre più che sui singoli mercati ci concentreremmo su temi specifici come l’acqua, l’agricoltura, le infrastrutture e la logistica, gli elevati dividendi.
Prossimamente, entreremo maggiormente in dettaglio sui singoli mercati,

Conclusioni:
Il 2013 promette di essere un anno favorevole per l’S&P500 e gli indici azionari più in generale. Dall’andamento delle prime statistiche (Santa Claus Rally e 5 giorni di gennaio), sarebbe a nostro avviso lecito ipotizzare la probabilità di un rialzo tra il 10 e il 15%.
Anche da un punto di vista fondamentale l’ipotesi di un rialzo è supportata.
I P/E e sopratutto il dividendo stimato, acquistano infatti maggiormente valore se contrapposti a tassi di interesse sui minimi storici e rendimenti reali negativi quasi per tutte le emissioni investment grade.
Nel 2012 abbiamo assistito sul fronte degli investimenti obbligazionari ad una rapida accelerazione della propensione al rischio degli investitori negli ultimi tre mesi dell’anno. Non escludiamo che questo non possa accadere nei prossimi mesi anche per la classe di investimento azionaria.
In ogni caso al di là del valore relativo rispetto alle obbligazioni, le azioni presentano anche un decente valore assoluto: ad un indebitamento mediamente contenuto ed in genere ad una struttura patrimoniale mai stata così forte, l’accelerazione di utile e fatturato che potrebbe verificarsi già nel primo trimestre in alcune aree geografiche tenderebbe a migliorare anche le dinamiche reddituali.
In assenza di nuove variabili negative, o del peggioramento di alcune tra quelle individuate, il 2013 dovrebbe quindi ancora essere un anno favorevole all’investimento azionario.


JC & Associati Sim SpA nell’ambito della sua attività di ricerca in materia di investimento finanziaria, pur utilizzando metodi di previsione ritenuti attendibili e basati su analisi fondamentali e quantitative, declina ogni responsabilità per eventuali conseguenze che dovessero causarsi, a chiunque ed a qualsiasi titolo, per l’utilizzo dei contenuti del presente servizio. La decisione finale di investimento spetta infatti all’investitore, sia privato o istituzionale, consapevole dei rischi connessi ad ogni forma di investimento sui mercati finanziari con particolare riguardo agli strumenti derivati. JC & Associati Sim SpA può avere un proprio specifico interesse, diretto o indiretto, collegato ai soggetti, ai valori mobiliari e alle operazioni oggetto delle analisi. Le performance passate inoltre non sono garanzie dell’ottenimento di uguali risultati in futuro. Per ulteriori dettagli consultare le Norme Contrattuali del servizio JC-Investimenti.

Fonte: JCINVESTIMENTI sim

Bund vs Azionario: 1-0 primo tempo… | Stampa |  E-mail
Mercoledì 14 Novembre 2012 20:23

Dopo il “doppio massimo” quasi perfetto in area 143.50 messo a segno dal BUND nella seduta di ieri, le aspettative per una correzione decisa dello stesso si erano rapidamente tradotte in un contestuale (e logico…) recupero di Piazza Affari, caratterizzato in particolare dall’ottima performance dei principali titoli bancari.

Il deflusso di liquidità dal “porto sicuro BUND” sembrava quindi indirizzarsi decisamente verso i mercati azionari su cui qualcuno ha decisamente giocato di anticipo senza attendere una importantissima conferma grafica, ovvero l’eventuale violazione della prima trendline di supporto dinamico del BUND in area 142.80.

Come visibile sul grafico a seguire, infatti, il test della stessa è avvenuto con assoluta precisione in mattinata senza però che l’auspicata violazione al ribasso si verificasse.

Mancato breakout, quindi, e conseguente arretramento dei mercati azionari dovuto alla frettolosa liquidazione di posizioni long da parte di chi non aveva avuto la pazienza di attendere che le diverse variabili in gioco fossero confermate.

bund1411

Dal punto di vista operativo quanto avvenuto è di particolare rilevanza, in quanto sancisce la validità del supporto dinamico evidenziato (attualmente in area 142.80…), cosa che ci permetterà di poter seguire un validissimo riferimento tecnico-grafico alla cui aventuale violazione (e non prima…) sarà più che logico riposizionarsi al rialzo senza troppi tentennamenti sui principali titoli azionari solitamente oggetto delle nostre analisi.

Quanto ad una rapida panoramica sui primi dieci titoli del nostro listino, quelli graficamente più interessanti ci sono parsi quelli caratterizzati dalla presenza di una divergenza rialzista e nella fattispecie: ENI, ENEL, INTESA SANPAOLO e TELECOM ITALIA.

eni1411 enel1411 intesa1411 telecom1411

Un rapido accenno, infine, all’andamento del cambio EURGBP su cui abbiamo postato diversi approfondimenti negli ultimi tempi e su cui in mattinata siamo entrati in posizione di spread trading acquistando EURUSD e vendendo in contemporanea GBPUSD per lo stesso controvalore: confidiamo ovviamente in una maggior forza relativa dell’euro rispetto alla sterlina e cercheremo di trarre benefici dal differenziale di rendimento che nei giorni a venire dovrebbe caratterizzare l’andamento di queste due valute.

eurgbp1411

Approfondiremo questa interessante tecnica operativa in un “seminario live” che terremo questo venerdì a TORINO in collaborazione con il broker XTB, che potrebbe essere la giusta occasione per incontrare chi ci segue e vive da quelle parti.

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