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JCI: Outlook della settimana. Capodanno o capolinea cinese?

Sono molte le aree del pianeta che hanno fatto notizia per instabilità geopolitica e/o finanziaria. E non in quei luoghi così ai margini dell’economia mondiale da non generare preoccupazione alcuna al cinico mondo della finanza senza l’innesco di un’‘escalation’ più ampia,…


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ma in paesi considerati a tutti gli effetti nel loro complesso motori della crescita globale, almeno fino a qualche mese fa: Turchia, Argentina, Ucraina, Russia, Tailandia. Anche mettendoli insieme non erano però bastati a scuotere più di tanto l’ottimismo dei mercati, al limite avevano contribuito ad una partenza, per il 2014, meno scintillante del solito. Hanno però forse preparato la strada a quello che – come si dice – è il vero ‘elefante nella stanza’: i potenziali problemi del gigante cinese.

La preoccupazione per una crescita in continuo rallentamento è tornata prepotentemente d’attualità dopo un dato PMI particolarmente debole giovedì mattina. In realtà il rallentamento potrebbe essere anche considerato benigno in quanto dichiarato e voluto dalle autorità nel loro dirigistico ribilanciamento dell’economia verso uno sviluppo più sostenibile. Quello che preoccupa maggiormente è lo stato di salute del sistema finanziario palese (banche) e sotterraneo (il famoso ‘shadow banking system’ formato da finanziarie e trust non controllati) che negli ultimi anni ha contribuito a far crescere prepotentemente l’indebitamento del settore privato dal 120% al 200% del GDP.

La crescita della leva in un’economia che diminuisce i ritmi di crescita può portare a problemi significativi. Ovviamente nel caso della Cina gli argini di sicurezza sono particolarmente solidi con 3.000 miliardi di dollari in riserve, ma il problema potrebbe comunque presentarsi in dimensioni altrettanto macroscopiche. Un primo segnale è un prodotto di gestione (via banca + un trust verso una società di estrazione del carbone con una catena molto sfruttata dalle banche per evitare i controlli amministrativi sulla generazione di credito ma spesso molto poco trasparente) che potrebbe non restituire i soldi agli investitori alla sua scadenza tra qualche giorno. Stiamo parlando di solo 500 milioni di dollari, ma come verrà gestito il suo eventuale fallimento/ristrutturazione sarà osservato con attenzione dal momento che sono molti i prodotti simili messi in circolazione negli ultimi anni (si stimano più di 1.600 miliardi di dollari equivalenti in questo tipo di prodotto) specialmente a beneficio di attività estrattive, infrastrutturali e immobiliari, quelle considerate più a rischio bolla in un’espansione diretta dall’alto come quella cinese. Segnali negativi dal sistema creditizio cinese avrebbero implicazioni per i mercati globali ben più ampie di qualsiasi crisi politica turca o svalutazione messicana. Per questo pensiamo che la violenta correzione partita settimana scorsa non vada contrastata a cuor leggero ma monitorata con attenzione. Anche perché i dati americani delle prossime settimane potrebbero essere debolucci a causa delle passate settimane di maltempo al cospetto di un mercato ora psicologicamente meno disposto a ‘perdonare’ come aveva fatto per il deludente, appunto per distorsioni meteo, dato sull’occupazione a inizio anno.

Dati macro. US: vendite di case nuove (già uscite più deboli del previsto oggi), ordini di beni durevoli e fiducia dei consumatori (martedì), prima lettura della crescita GDP Q4 (giovedì), indice Chicago PMI (venerdì). Europa: dopo l’indice IFO di oggi (che ha battuto di poco le stime), crescita GDP per UK (martedì) e Spagna (giovedì), disoccupazione tedesca (giovedì), CPI tedesco (giovedì) e stima EU (venerdì). Cina: indici manifatturieri HSBC (venerdì) e ufficiale (sabato). Altro: occupazione norvegese (mercoledì), bilancia commerciale neozelandese (venerdì), CPI giapponese (venerdì), GDP canadese (venerdì). Trimestrali. Settimana assai pesante in US. Riporteranno 130 nomi per circa un terzo della capitalizzazione dell’indice S&P500. Apple, Boeing e Google saranno tra i nomi più seguiti. Banche centrali. Centro del proscenio per la Federal Reserve mercoledì. Il consenso rimane per una ulteriore riduzione di 10 miliardi al QE, forse un po’ meno convinto dopo la recente volatilità. Anche la riunione straordinaria (martedì sera) appena annunciata dalla banca centrale turca sarà seguita con attenzione essendo la lira turca uno dei più importanti focolai di volatilità del momento. E’ possibile un rialzo significativo della parte alta del corridoio da 7.75% verso quota 10.00%. Le altre numerose riunioni non dovrebbero partorire mutamenti: Israele (invariato oggi all’1.00%), India (7.75%, martedì), Malesia (3.00%, mercoledì), Sud Africa (5.00%, mercoledì), Nuova Zelanda (2.50%, giovedì), Messico (3.50%, venerdì), Colombia (3.25%, venerdì).


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