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JCI: Outlook della settimana. Siamo ‘Data-dependent’

La settimana è trascorsa tra ulteriori analisi sulle bizzarrie del dato americano di dieci giorni fa e le prime trimestrali da cui tutti cercano di carpire un quadro ‘bottom-up’ dell’economia US. Ora che il mercato pare meno ossessionato da ogni singola parola proferita della Fed e che l’Europa…


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vive una fase stagnante ma senza fibrillazioni politiche eccessive, è proprio lo stato di salute dell’economia a stelle strisce che è destinato ad essere il singolo più importante fattore per i mercati finanziari. Sarà in grado di abbandonare la velocità di crociera del 2% di crescita reale per avventurarsi in territori superiori al 3% e avvicinarsi persino al 4% come sembra aver fatto nell’ultimo trimestre del 2013? Oppure forze negative strutturali, come l’aumento della diseguaglianza sociale e l’incapacità di investire da parte di corporation impegnate ad utilizzare la loro leva debitoria in riacquisti di azioni proprie e distribuzione di dividendi, avranno la meglio e impediranno questa accelerazione anche ora che il famoso ‘fiscal drag’ è in evidente calo? Solo nel primo caso, a nostro avviso, il trend da molti atteso di continua salita dei tassi US potrà verificarsi, in assenza di pressioni inflattive (che possono però arrivare inattese per cause diverse, come spieghiamo più avanti). Per il momento il livello del 3% a 10 anni resta difficile da superare, ora che il dubbio (ma l’economia sta davvero accelerando?) è tornato ad assillare molti. A dire il vero il dollaro sembra aver reagito meglio e ritrovato prontamente vigore già poche sessioni dopo i payrolls del 10 gennaio. Forse con i deficit (commerciale e di bilancio) in chiara riduzione non ha neanche troppo bisogno del supporto di tassi rampanti per recuperare terreno. L’ostacolo principale rimane il posizionamento a suo favore che però forse, rispetto al recente passato, è molto sbandierato ma meno reale ora che l’euro non è più quel ‘calimero’ disdegnato da tutti.

Siamo quindi più che mai ‘data-dependent’. E non solo quelli sulla crescita ma anche quelli sull’inflazione. Una grossa incognita resta infatti capire in quanta parte la minore partecipazione al mercato del lavoro da parte della popolazione americana potenzialmente attiva – la principale causa della forte discesa del tasso di disoccupazione – sia dovuta a fattori ciclici (non si cerca lavoro perché tanto non si trova e ci sono i sussidi da sfruttare) o a fattori strutturali (demografia, cambiamenti di lungo periodo nei comportamenti sociali). Se è questo secondo caso a dominare, il rischio è di ritrovarsi a fronteggiare spinte salariali inflazionistiche molto prima del previsto. In questo caso l’attuale premio al rischio contenuto nei rendimenti dei Treasuries è davvero insufficiente.

Dati macro. US: i consueti sussidi di disoccupazione del giovedì saranno seguiti con particolare attenzione visto che concidono con la settimana usata per i sondaggi dei NFP di gennaio (pubblicati il primo venerdì di febbraio) . Avremo inoltre il dato preliminare dell’indice PMI Markit e le vendite di case esistenti, sempre di giovedì. Europa: indice tedesco Zew (martedì), disoccupazione inglese (mercoledì), indice PMI preliminare per Francia, Germania e EuroZona (giovedì). Cina: indice PMI manifatturiero HSBC (giovedì).

Trimestrali. Si accelera: 69 nomi dell’S&P500 per un totale di 17% della market-cap dell’indice tra cui segnaliamo Microsoft, P&G, IBM, Verizon, McDonald.

Banche centrali. Oltre alle minute dell’ultimo MPC della BoE (mercoledì) sono previste cinque riunioni. In Canada (1.00%, mercoledì) e Giappone (0.10%, mercoledì) i tassi rimarranno invariati. Un taglio è probabile in Ungheria (da 3.00% a 2.90%, martedì) e Tailandia (da 2.25% a 2.00%, mercoledì). In Turchia (martedì) un rialzo della parte alta del corridoio, attualmente al 7.75%, è certamente possibile per contenere la crisi valutaria. Però ci saranno forti pressioni politiche perché i tassi non vengano toccati.

Weekly Market positioning(*)

Il grafico indica la posizione netta degli operatori speculativi contro dollaro. Vengono utilizzati i dati IMM del Commitments of Traders (COT), report pubblicato dalla Commodity Futures Trading Commission del Chicago Mercantile Exchange. Il posizionamento del mercato è rilevato isolando i contratti future aperti sulle valute dai soli operatori speculativi (cosiddetti non-commercial traders, categoria che include investitori privati, fondi hedge e altre istituzioni finanziarie che non operano in ottica di copertura) che vengono rappresentati in percentuale sul totale dei contratti aperti. Gli aggiornamenti sono settimanali, pubblicati il venerdì e relativi al martedì precedente. Il grafico riporta le ultime due letture e la media delle ultime 100 settimane.

Weekly Trend Indicator

I valori presenti nella tabella riportano una rilevazione intragiornaliera dei prezzi nella giornata di lunedì, la media mobile semplice a 200 giorni (MMS 200gg) utilizzata per costruire l’indicatore di trend di lungo periodo (Trend LP) e un indicatore proprietario di trend di breve periodo (Trend BP).

(*) Grafico aggiornato al 14 Gennaio 2014.


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