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Le prospettive dell’uranio e lo scenario apocalittico di Fukushima

Alcuni analisti ritengono che questo sia un buon momento per comprare titoli del settore uranio, in ottica di bottomfishing, come si usa dire nel settore….

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Articolo di Giuseppe Trucco – truccofinanza.it


Effettivamente un investitore “value” potrebbe anche ricavare questo genere di tentazioni osservando il grafico del prezzo dell’ossido di uranio.

Personalmente fatico molto a provare entusiasmo verso il settore, dopo l’11 marzo 2011, data dell’incidente di Fukushima. E’ vero che esistono centrali di nuova generazione che dovrebbero avere dei rischi molto inferiori, ed è vero che se ne stanno costruendo di nuove in questo momento. E ci sono anche alcuni fattori positivi sul fronte dei fondamentali (ne cito solo alcuni: offerta di uranio da parte di armi nucleari smantellate in esaurimento, poche nuove miniere di uranio all’orizzonte, consumo delle riserve delle miniere attive). Contemporaneamente però il Giappone (proprio la nazione delle società che sviluppano le tecnologie delle centrali di nuova generazione) e la Germania non fanno mistero di avere in mente la chiusura di tutte le loro centrali (di quelle rimaste attive, nel caso del Giappone), e mano a mano che arriveranno nuove notizie da Fukushima io credo che l’opinione pubblica di molte altre nazioni occidentali potrebbe obbligare altri governi ad uscire dall’energia nucleare. Poiché esistono commodity su cui ho meno perplessità preferirei astenermi dall’analizzare i titoli del settore uranio. Ma non è di questo soltanto che desideravo parlare. Pochi giorni fa ho scoperto una notizia clamorosa già abbastanza datata, che i mezzi di informazione a mio avviso hanno scelto deliberatamente di tacere. E forse hanno persino fatto bene perché questa è una notizia di cui avere paura. Chi la notte fa già molti incubi non prosegua a leggere questo articolo.

Questa la sintesi del pericolo cui stiamo andando incontro: non si sa esattamente in che condizioni siano i reattori collassati. Secondo l’esperto nucleare Arnie Gundersen se una sola delle piscine di stoccaggio dovesse crollare le radiazioni si estenderebbero a tutto l’emisfero nord del pianeta (Italia compresa), e mezzo globo terrestre andrebbe evacuato oppure la sua popolazione potrebbe venire irradiata mortalmente. Invece se tutto va bene ci vorranno 40 anni per rimuovere le 400 tonnellate di combustibile nucleare, equivalenti in termini di radiazioni a 14.000 bombe come quella di Hiroshima. Ma se soltanto una delle 1331 barre di combustibile (da 3 quintali l’una) si rompesse mentre viene rimossa, ne deriverebbe una grande esplosione che farebbe esondare le piscine di stoccaggio. Questo è uno scenario apocalittico di cui si comincia a parlare solo ora alla vigilia della bonifica di Fukushima (costo stimato 11 miliardi).

Il principale impiego dell’uranio è nei reattori per la produzione di energia nucleare, Fukushima sta rendendo evidente come questa fonte di energia apparentemente conveniente, abbia costi inaccettabili in termini di “esternalità”. Per questa ragione ritengo più prudente ignorare l’apparente convenienza di alcuni titoli del settore. Già qui in Italia abbiamo avuto modo di comprendere quali tempistiche e quali investimenti sono necessari solo per smantellare centrali dimesse da decenni, ma i segnali che arrivano da Fukushima mettono la questione in termini ancora più duri.

 

Fonte: truccofinanza.it

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