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Macromonitor – 02/09/2013

Rendimenti obbligazionari più stabili in settimana, ma mercati azionari in ripiegamento. Forti deprezzamenti per alcune valute emergenti, che costringono le rispettive banche centrali ad alzare i tassi ufficiali, ponendo le basi per una difficile congiuntura……….

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Il rialzo dei rendimenti, avvenuto in assenza di miglioramenti sostanziali dal lato della crescita economica, ed in presenza di politiche monetarie che restano ampiamente espansive da parte delle quattro maggiori banche centrali dei paesi sviluppati, sta iniziando a pesare sulle quotazioni azionarie. La spiegazione più semplice per le dinamiche di mercato del periodo estivo è quella che vede una stretta monetaria di fatto come conseguenza imprevista e non deliberata delle indicazioni prospettiche di politica monetaria da parte della Fed. In precedenza, quest’anno, si era verificato un lieve rialzo dei rendimenti in parallelo a dati macro e previsioni di crescita in miglioramento. Ciò aveva alimentato un rafforzamento delle valute emergenti e dei mercati azionari globali. Per contro, da fine maggio, il rialzo dei rendimenti sul Treasury decennale, pari a circa un punto percentuale, ha arrestato il rally di borsa e causato forti deprezzamenti delle valute emergenti, oltre ad aver coinciso con revisioni al ribasso delle stime di crescita globale. E’ verosimile che i mercati continuino a scontare la normalizzazione delle condizioni monetarie, cioè l’inizio di una stretta. L’assenza di revisioni al rialzo nelle previsioni di crescita ed il convincimento dei mercati che siamo all’avvio di una fase di restrizione monetaria rischiano di diventare elementi di condizionamento negativo per mercati azionari ed obbligazionari, e di trasformare la reflazione degli attivi in deflazione.

Resta quindi da attendere la reazione della Fed alle attuali condizioni dei mercati, che stanno esercitando una stretta rilevante anche ai mutui ipotecari, e quindi influiranno negativamente sul mercato immobiliare. E’ possibile che la Fed imputi l’attuale debolezza economica alla stretta fiscale ed a prezzi più elevati del greggio, e che tenda a considerare entrambe le situazioni come temporanee. Altrettanto rilevante sarà poi la previsione a tre anni di crescita, occupazione ed inflazione.

Sui mercati dei titoli di stato, in settimana lieve calo dei rendimenti per gli emittenti core (Germania, Stati Uniti), in parte a causa di timori sulla situazione mediorientale. Il mercato continua a scontare l’inizio della riduzione di acquisti della Fed a partire dal meeting di settembre. I mercati emergenti hanno sinora sofferto maggiormente il cambio di policy della Fed: il differenziale di rendimento tra rendimenti emergenti in valuta locale e mercati sviluppati ha toccato in settimana i massimi dalla metà del 2009, ed i deflussi dai fondi d’investimento specializzati in emergenti hanno accelerato questa settimana. Come atteso, la debolezza del cambio ha indotto reazioni da parte delle banche centrali, con Brasile (come da attese, peraltro) ed Indonesia (con un meeting straordinario della banca centrale) che hanno alzato di mezzo punto percentuale i tassi ufficiali.

Sui mercati azionari, in settimana ribassi di circa il 2% per gli indici globali e volatilità implicita in aumento, per incertezza geopolitica in Medio Oriente, ma anche per quella legata all’approssimarsi del nuovo tetto legale sul debito federale statunitense ed alla nomina del successore di Ben Bernanke alla Fed, oltre che per l’evoluzione attesa nella policy di comunicazione della Fed.

Sul mercato delle obbligazioni a spread, nuovi allargamenti per gli emergenti, sia in valuta forte che locale, con persistenti deflussi dai fondi. I paesi con alti deficit delle partite correnti sono particolarmente vulnerabili ad ulteriori deflussi, e vi è già stato un forte allargamento degli spread delle emissioni societarie indiane ed indonesiane. L’India peraltro resta vulnerabile anche a rialzi del prezzo del greggio, data la sua dipendenza dall’import energetico.

Sul mercato dei cambi, la previsione è di prosecuzione di una fase di diffusa debolezza delle valute emergenti. Particolarmente vulnerabile appare la lira turca, visto che il paese ha un ampio squilibrio esterno e minori riserve valutarie, oltre ad avere sinora subito deflussi in proporzione più elevati di altri paesi, mentre il paese è atteso crescere sotto il trend.

Sul mercato delle materie prime, la possibilità di un attacco militare contro la Siria ha aumentato l’incertezza in un momento di bassi livelli di scorte di greggio e importanti interruzioni di produzione (in Libia, Iraq, Nigeria, Russia), contribuendo ad accentuare una tendenza rialzista dei prezzi peraltro preesistente. Queste condizioni hanno accentuato il fenomeno della backwardation sul Brent, cioè del premio dei prezzi spot rispetto rispetto ai contratti futures più vicini.

 

Fonte: phastidio.net

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