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Monete d’oro: è possibile evitare i margini sul prezzo?

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Se la domanda di monete d’oro sale improvvisamente è fisiologico che l’offerta non basti……..

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Analisi a cura di BullionVault


Negli utlimi anni, durante il boom della domanda per i metalli preziosi da investimento, abbiamo assistito a sporadiche crisi per quanto riguarda la disponibilità di monete d’oro e d’argento.

In molti hanno scritto che tale mancanza di disponibilità immediata fosse il presagio di non meglio precisati eventi che avrebbero travolto il mercato dei metalli preziosi.

Adesso, per esempio, la voce è che esistano problemi nella fornitura di oro e argento. La verità è però meno preoccupante, e anche molto più semplice.

Quasi sempre i problemi di fornitura di monete di oro e argento sono causati da un inatteso incremento della domanda. Le monete non si fabbricano dal nulla, devono essere manufatte, un processo che richiede tempo e denaro. Nessuno vuole tenere del capitale fermo in un prodotto che potrebbe non vendere, e questo espone gli acquirenti di oro e argento al rischio che lo stock del rivenditore potrebbe non essere sufficiente nei momenti di maggiore domanda.

È facile avere un inventario sempre sufficiente se si vende un prodotto a basso costo e con un alto margine. Prendiamo ad esempio un tipico prodotto retail, come il burrocacao per le labbra. Non so esattamente quanto costi, ma immagino che quelli più costosi possano superare i $10, ma la maggior parte costeranno circa $1.

È quasi impossibile finire lo stock per un venditore al dettaglio di questo tipo di prodotto, perché il margine di profitto è del 100% o più, quello che viene tipicamente chiamato Keystone markup. Tirando a indovinare, direi che il venditore retail paga meno di 50 centesimi ciascuno di quei prodotti che poi rivede a 1 dollaro. Il profitto di 50 centesimi o oltre copre i costi di inventario.

Vediamo il mercato delle monete d’oro. Il prezzo dell’oro è al momento circa $1250 all’oncia. Un venditore al dettaglio che vende una media di 5.000 monete da un’oncia al mese, vende per un valore di $6.250.000, più il margine che rappresenta il profitto. È un capitale non indifferente, sia che lo si consideri in oro che in denaro.

È necessario che tale venditore abbia sempre disponibilità immediata di 5.000 once d’oro? La risposta è no. Prima di tutto finanziare una tale quantità corrode la profittabilità, anche oggi che il costo degli interessi è molto basso. Inoltre bloccare il capitale nello stock potrebbe rendere difficile coprire altre spese, come salari, bollette, fornitori, eccetera. Per questo è certo più ragionevole avere uno stock tra le 500 e le 1.000 monete.

È chiaro che se anche per le monete d’oro il margine di profitto fosse del 100%, sarebbe facile avere uno stock di 5.000 once. Un tale profitto è impensabile in questo mercato, ed è chiaro anche che i costi di finanziamento sono significativi.

Avendo tutto l’inventario con un interesse al 6%, si parla di oltre $31.000  al mese. Con un inventario di 1.000 once, sono invece poco più di $6.000 al mese, alla quale si devono aggiungere le normali spese di gestione previste per un business di questo tipo.

La decisione di avere un livello di inventario basso è quindi ragionevole dal punto di vista prettamente gestionale. La conseguenza è che anche la domanda che arriva alle aziende di produzione varia a seconda delle necessità del mercato: la loro strategia per gestire i costi è simile, e dunque producono solo quanto ritengono necessario. Ecco spiegato perché nel momento in cui la domanda a breve termine ha un’impennata improvvisa la quantità prodotta e distribuita sulla base della domanda conosciuta non può essere sufficiente a soddisfare la richiesta.

Prima del collasso di Lehman Brothers nel 2008, per esempio, la domanda per monete di oro e argento cominciò a crescere. Il ritmo divenne alto e l’industria cominciò a espandersi. Nonostante ciò la US Mint [la Zecca degli Stati Uniti] così come la maggior parte degli altri produttori nel resto del mondo, non era preparata per l’esplosione della domanda che sarebbe avvenuta di lì a poco. Si iniziarono però a considerare nuovi fornitori per i cosidetti “blanks”.

I blanks sono la base per le monete, non hanno bordi o decorazione e sono la prima fase di preparazione di una moneta. La Zecca ha dei contractor che producono blanks di oro e argento da cui vengono poi fatte le monete. Nel 2008, come dicevamo, fu arduo per la US Mint trovare un fornitore di blanks per produrre le Silver Eagle.

La ragione è che le vendite di monete e lingotti di oro e argento era stata così bassa per un periodo di tempo così lungo che erano molto poche le aziende in grado di produrre blanks, sia negli Stati Uniti che nel resto del mondo. Le autorizzazioni per i nuovi fornitori richiesero tempo: una moneta in metallo prezioso non è un prodotto semplice, e sono necessari processi di alta qualità che garantiscano una certa affidabilità prima che il governo accetti un nuovo fornitore.

Una volta raggiunta una tale capacità in più, la produzione di Silver Eagles ha potuto crescere. Ci sono però inevitabilmente dei momenti, a causa di situazioni che non possono essere previste, durante i quali la fornitura non soddisfa la domanda immediata. È chiaro che, secondo un meccanismo fondamentale della domanda e dell’offerta, in questi momenti il prezzo delle monete che sono immediatamente disponibili tocca premi significativi.

Non è un meccanismo che accade solo nel mercato dell’oro o dell’argento. Ricordo la gente in fila fuori dall’Apple Store nella 5th Avenue quando la Apple lanciò l’iPhone 4. Alcuni di coloro che comprarono il telefono per primi lo rivendettero online con un premio altissimo, ottenendo così un profitto molto alto. Sarebbero poi tornati al negozio qualche settimana dopo per comprarne un altro al prezzo standard.

Chi aveva comprato l’iPhone online pagando un premio notevole pensava forse che il mondo stava per terminare la plastica, o che la Apple non avrebbe più prodotto quel telefono a nessun prezzo? Ovviamente no: si trattava del semplice desiderio, molto umano, di possedere il nuovo prodotto immediatamente.

Nel mercato dell’oro e dell’argento può accadere la stessa cosa. La preoccupazione è differente, visto che i metalli preziosi hanno prima di tutto un valore in quanto investimento, ed è relativa al timore che non si riuscirà più a comprare al prezzo base e che il prezzo stesso del metallo continuerà a salire. C’è quindi il desiderio di bloccare il prezzo del prodotto prima che aumenti.

È da escludere che ci sia carenza di fornitura di oro e argento in questo momento, né prevedo che avvenga nel futuro prossimo, a meno che i due metalli preziosi non tornino ad avere valore monetario, e di conseguenza i governi abbiano la necessità di metterne da parte quantità enormi nelle camere blindate delle banche centrali.

Visto in che modo i produttori e i venditori sia all’ingrosso che retail gestiscono i capitali, e l’organizzazione logistica necessaria a consegnare la moneta all’acquirente finale, è fisiologico che questa fetta di mercato sia talvolta soggetta a carenza di fornitura sul breve periodo. Ribadiamo che i lingotti e le monete per il retail sono una piccola fetta del mercato dell’oro e dell’argento, che rappresenta meno del 9% della fornitura nel 2012, secondo i dati del World Gold Council e del Silver Institute.

È possibile evitare tali premi eccessivi richiesti per bloccare il prezzo di oro e argento?

20 anni fa la risposta sarebbe stata no, perché non c’erano prodotti competitivi che offrivano proprietà diretta di oro e argento. La tecnologia moderna oggi invece ha aiutato a creare un’alternativa, ed è possibile comprare oro e argento dal proprio computer o anche da uno smartphone, e venderlo con la stessa facilità in qualsiasi momento. Questi servizi sono offerti da BullionVault, il principale mercato online per la compravendita di metalli preziosi.

A meno che non si abbia la necessità di custodire privatamente monete e lingottini, ci sono alternative migliori: perché pagare un premio per un prodotto che non serve nell’immediato? Anche se si preferiscono le monete in custodia privata rispetto all’oro e all’argento custodito in camere blindate professionali, avrebbe comunque senso comprare l’oro e l’argento su BullionVault come hedge, in attesa che la fornitura fisica delle monete raggiunga il passo della domanda e i premi si abbassino di conseguenza. A quel punto sarebbe possibile vendere l’oro dalla camera blindata e comprare le monete, senza perdere denaro per via dei premi eccessivi e per bruschi movimenti di prezzo. E pagando nel frattempo i costi più bassi per possedere oro e argento in forma fisica.

Quando domanda e offerta si bilanceranno nuovamente i prodotti retail come lingotti e monete torneranno al loro premio normale. Perché non utilizzare le alternative, che esistono, per ridurre i costi, limitando il rischio legato al prezzo con l’utilizzo di un altro veicolo di investimento? Del resto la pazienza è una virtù, e chi sa aspettare spesso viene premiato.

 
Fonte: BullionVault

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