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Petrolio USA: crolla la produzione. Cosa sta succedendo?

Maurizio Mazziero caffè oro

Petrolio USA: crolla la produzione. Cosa sta succedendo? WTI produzione in contrazione. Il grafico sopra mostra il forte crollo della produzione di petrolio negli Stati Uniti che, nella settimana del 19 luglio,…….

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Maurizio Mazziero – MR


è passata da 12 milioni di barili al giorno a 11,3 milioni, ben 1,1 milioni di barili al di sotto del record storico segnato a maggio.

Ci troviamo inoltre di fronte alla continua contrazione delle trivelle in funzione, giunte a 776 e ben al di sotto dei massimi di 888 pozzi segnate a novembre scorso (si veda grafico sopra).

E’ chiaro che in questo contesto, le scorte si stanno sensibilmente riducendo riportandosi nella fascia centrale della media degli ultimi 5 anni (si veda grafico sopra).

Cosa sta succedendo?

Siamo di fronte quindi a un cambiamento di situazione? Forse la produzione americana ha raggiunto un massimo ed è ora destinata a un ridimensionamento?

No, nulla di tutto questo, almeno per il momento, anche se alcune problematiche relative alle estrazioni di shale oil stanno emergendo in modo sempre più evidente:

            Al fine di mantenere i ritmi di produzione in corso alcune aziende estrattive di share oil hanno necessità di aumentare la spesa per impianti, ma nel contempo Wall Street ha punito le aziende che hanno speso molto denaro, creando condizioni sempre più svantaggiose per l’approvvigionamento di capitale da destinare al budget.

            Il numero di pozzi perforati ma non completati (DUC) è salito a oltre 4.000 nel bacino del Permiano a giugno, con un aumento dell’1,1% da maggio. Da giugno 2018, i DUC del Permiano sono aumentati del 52,0% rispetto a un calo dell’1,0% altrove.

L’aumento dei DUC Permiano potrebbe essere sintomo delle difficoltà finanziarie indicate al punto precedente, ma potrebbe anche essere collegato a lavori preparativi in vista del nuovo oleodotto che dovrebbe essere presto messo in funzione.

Questi aspetti in realtà non hanno nulla a che vedere con il calo di produzione, anche se è bene tenerli presente perché potrebbero in futuro giocare un ruolo più importante nei volumi di produzione.

La vera causa è dovuta a l’interruzione di alcuni impianti di produzione nel Golfo del Messico durante il passaggio verso la Louisiana dell’uragano Barry (ne avevamo parlato anche nel precedente articolo qui).

Ne consegue che il calo di produzione è temporaneo e dovrebbe tornare a salire a breve, dato che non sono al momento segnalati nuovi uragani.

Impatto sui prezzi

Il petrolio WTi è da tempo inserito in un trend ribassista di medio periodo con una curva forward che presenta un modesto contango, limitato alle prime scadenze. Resta invece una struttura in backwardation per quanto riguarda il petrolio Brent.

Come abbiamo già avuto modo di mostrare nel precedente articolo (qui) l’offerta di petrolio globale dovrebbe restare in deficit nell’anno in corso e maturare invece un sensibile surplus a partire dal nuovo anno.

In tale condizione è plausibile che il petrolio Brent avrà un supporto maggiore nelle quotazioni rispetto al WTI.

    La zona 55-62 dollari dovrebbe restare la fascia di oscillazione principale, ma l’attuale debolezza (in via di esaurimento) potrebbe creare alcune sbavature verso 52 dollari il barile (prezzi per il WTI).

    Il Brent si mantiene 7 dollari il barile più in alto, con una dinamica che potrebbe presentare una maggiore tonicità rispetto al WTI e quindi maturare anche dei veloci rimbalzi.


Nota bene: questa analisi non è una sollecitazione a comprare o operare, ma è soltanto un parere dell’autore rivolta a un pubblico indistinto.

Fonte: MazzieroResearch.com

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