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R: Brent, prezzi scontano debolezza di Eurolandia

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La struttura dei prezzi passa in contango
Minimi da otto mesi per le quotazioni del Brent. Nonostante le tensioni che continuano ad aleggiare sull’offerta, qualche settimana fa il sistema di oleodotti che trasporta il greggio in arrivo da 27 giacimenti del Mare del Nord.
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è stato fermato e nuove operazioni di manutenzione hanno dimezzato l’output nel giacimento britannico Buzzard, il future con consegna maggio sul benchmark europeo la scorsa settimana ha fatto registrare il livello minimo degli ultimi otto mesi a 101 dollari il barile. Il calo è da un lato attribuibile alla debolezza della domanda dovuta al rallentamento dell’economia globale e dall’altro all’abbondanza dell’offerta, aggravata dal boom dello shale oil negli Stati Uniti (che ha drasticamente ridotto gli acquisti di greggio light sweet, molto simile a quelli estratti dalle rocce argillose). Il calo delle richieste di Brent ha spinto, per la prima volta dallo scorso mese di giugno, la struttura dei prezzi di questa commodity in contango (la condizione che si verifica quando i prezzi per le scadenze più vicine sono inferiori rispetto a quelle più lontane).

Opec e Iea limano le stime sulla domanda
Nel suo ultimo report mensile, pubblicato lo scorso 10 aprile, l’Organizzazione che raggruppa i Paesi esportatori di greggio (Opec) ha ridotto la stima sulla crescita della domanda di greggio nel 2013 portandola, in linea con l’incremento registrato l’anno scorso, a 0,8 milioni di barili giornalieri. “Gran parte della crescita della domanda è attribuibile alla Cina, che incrementerà le richieste di 0,4 milioni di barili giornalieri”, si legge nel report. Segno meno anche le previsioni formulate dall’Agenzia internazionale dell’Energia (Iea, International Energy Agency), che, in linea con l’Opec, la settimana scorsa ha ridotto la view a 800 mila barili giornalieri.

L’Iea si attende che nell’anno corrente i consumi europei torneranno a livelli che non si vedevano dal 1980. Per quanto riguarda l’offerta, l’Opec stima che la produzione dei Paesi non facenti parte del cartello salga di un milione di barili giornalieri nel 2013, 40 mila barili in meno rispetto al report di un mese fa. In un resoconto pubblicato il 20 marzo, l’Economist Intelligence Unit (Eiu) e Haver Analytics ritengono che l’output Opec, sceso a marzo di 100 mila barili a 30,19 milioni, nel 2013 e nel 2014 salirà del 2,2%, 2 punti percentuali in meno rispetto al 2012.

 

Quotazioni attese in lieve ripresa
Il mercato, dopo le pesanti vendite delle ultime sedute, appare “oversold” e nelle prossime settimane potremmo assistere a ricoperture.
L’Iea ritiene che “potrebbe essere presto per affermare che siamo entrati in una fase ribassista, alcuni indicatori ci dicono che il recente ridimensionamento delle pressioni al rialzo potrebbe avere vita breve”. Dal report dell’Eiu emerge che i prezzi del Brent nei prossimi mesi saranno condizionati da fattori contrastanti.
Indicazioni ribassiste arriveranno “dalla debolezza delle economie europee, dalle tensioni che circondano le finanze pubbliche statunitensi e dall’incertezza che aleggia sulla crescita cinese” mentre le quotazioni potrebbero capitalizzare “le notizie in arrivo dal Medio Oriente e il rafforzamento della congiuntura nel 2014”.
In questo contesto, l’Eiu stima che nel terzo e nel quarto trimestre i prezzi del Brent si attesteranno a quota 105 dollari al barile.

 

Fonte: The Royal Bank of Scotland plc . Rappresentante autorizzato di The Royal Bank of Scotland N.V. in alcune giurisdizioni.

 

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