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R: Oro, violenta discesa ai minimi a oltre 2 anni

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Prezzi affossati da due giorni di panic selling.…….

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Il calo maggiore degli ultimi trent’anni. Il crollo cui abbiamo assistito nelle ultime sedute, con i prezzi dell’Oro passati da quasi 1.600 a 1.320 dollari l’oncia in due giornate (al livello minimo dal marzo 2011) rappresenta un evento davvero inusuale per il metallo giallo, in genere poco incline a forti oscillazioni. Secondo gli esperti di statistica le quotazioni hanno messo a segno oltre sei deviazioni standard, una situazione che, se il mercato si muovesse in maniera regolare, dovrebbe accadere una volta ogni due milioni di anni.
Non a caso l’indice di volatilità Cboe Gold Vix al Comex è salito prima del 39 e poi del 57%, un andamento mai registrato prima.

 

In un giorno scambiato il 15% della produzione mondiale
Il violento sell-off è stato causato probabilmente da vendite allo scoperto concertate. Secondo Ross Norman, chief executive del broker britannico Sharps Pixley, venerdì 12 in corrispondenza dell’apertura delle contrattazioni a New York sarebbero state vendute 3,4 milioni di once di Oro. Due ore dopo un’altra ondata di vendite ben più pesante (circa 10 milioni di once), che ha scardinato anche gli ultimi supporti facendo precipitare il prezzo.
Nel complesso, in un giorno è passato di mano circa il 15% della produzione annua globale, troppo per un mercato già orientato al ribasso. Le vendite sono state favorite dalla consapevolezza che il rally ultradecennale del metallo giallo è ormai giunto al termine.
Tra i fattori che hanno spinto gli analisti a rivedere le stime, e che hanno accentuato la caduta, c’è in primo luogo la consapevolezza che l’enorme mole di liquidità con la quale le banche centrali negli ultimi anni hanno inondato i mercati non si è (fi nora) tradotta in pressioni infl attive (l’Oro rappresenta uno dei rimedi più validi per proteggersi dall’infl azione). Il sentiment degli operatori è stato poi penalizzato dal timore che la Banca centrale statunitense possa concludere (o ridurre) gli acquisti di asset, dai continui riscatti dei fondi Etf (un tempo accumulatori da record), dal rallentamento della crescita cinese (passata nei primi tre mesi dell’anno dal 7,9 al 7,7 per cento, 30 punti base in meno rispetto alle attese) e dal -24% messo a segno nel primo trimestre dalle importazioni del primo acquirente mondiale, l’India. L’intonazione ribassista del mercato è evidente alla luce del fatto che l’Oro negli ultimi tempi non ha capitalizzato notizie come il poderoso piano di allentamento quantitativo varato dalla Banca centrale giapponese o la minaccia nucleare in arrivo dalla Corea del Nord, che in altri tempi avrebbero favorito la risalita dei prezzi.

 

Attesi nuovi cali
Nonostante le motivazioni che da sempre hanno spinto gli operatori a cercare rifugio nell’Oro siano sempre valide, è difficile che il mercato riesca a mettere da parte in tempi brevi l’impatto tecnico e psicologico dei recenti sell-off. Il pessimismo che si è diffuso tra gli operatori sta spingendo diverse banche d’affari a pronosticare nuovi cali che potrebbero portare i prezzi in quota 1.200/1.250 dollari l’oncia. Secondo Gfms, società di consulenza specializzata in
preziosi che spesso collabora con il World Gold Council, il metallo giallo è entrato in un “secular bear market”, in una fase ribassista particolarmente accentuata e prolungata.

 

Fonte: The Royal Bank of Scotland plc . Rappresentante autorizzato di The Royal Bank of Scotland N.V. in alcune giurisdizioni.

 

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