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RBS: Sotto la lente: Euro ai minimi da quattro mesi

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La crisi politica italiana e l’effetto Cipro continuano a spaventare gli investitori internazionali, che proprio sull’euro sembrano riversare le proprie principali preoccupazioni. ….

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Dai primi di febbraio, la valuta unica ha perso terreno contro tutte le divise estere, fatta eccezione per la corona norvegese (+0,3%), deprezzandosi di ben nove punti percentuali sul peso messicano e di circa sette contro il dollaro australiano e quello statunitense. 

Proprio nei confronti del greenback si è osservata una repentina contrazione, che ha condotto il rapporto di cambio dal livello di 1,3671 del primo febbraio ai minimi di 1,2770 del primo aprile.

Nove figure in due mesi esatti che evidenziano il clima di sfiducia che si respira attorno alla valuta UE e che rafforzano quanto afferma il Financial Times nella sua ultima edizione. Secondo quanto riportato, nel corso del 2012 le banche dei Paesi emergenti hanno venduto euro per circa 45 miliardi, riducendo dell’8% le proprie riserve in valuta unica e “mostrando i danni che la crisi del debito europea ha causato allo status dell’euro sui mercati internazionali”.

Come detto, la corona norvegese è stata l’unica divisa che non ha approfittato della crisi dell’euro nell’ultimo bimestre. L’attuale livello di 7,47 corone per euro, seppure in contrazione dai massimi di 7,58 del 20 marzo, è infatti superiore di circa due punti percentuali ai livelli di inizio gennaio e risulta perfettamente in linea con le previsioni degli analisti, che vedono il cross attestarsi in area 7,40 per il secondo semestre 2013 prima di flettere tra 7,35 e 7,30 entro il primo trimestre 2014. Indicazioni dissimili da quelle rappresentate dalla curva forward, che vede entro l’anno un rialzo a circa 7,55 corone.

Rimanendo sulle valute cosiddette “floride”, uno scenario di sostanziale stabilità si attende anche per il rapporto di cambio tra l’euro e la corona svedese, da poco risollevatasi dai minimi dell’anno a ridosso di quota 8,18. Secondo quanto prospettato dagli analisti, mediamente concordi con le aspettative della curva dei tassi a termine, il cross Eur/Sek dovrebbe attestarsi tra le attuali 8,37 e 8,52 corone svedesi per euro fino alla prima parte del 2014.

A chiudere il trittico di corone nordiche, quella danese non ha evidenziato particolari movimenti nei confronti dell’euro, anche per la banda di oscillazione del 2,25% ammessa dal tasso di cambio fissato a 7,46 corone per euro. Tale banda, la più ristretta tra tutte le valute aderenti al Trattato di Mastricht o che successivamente hanno aderito agli Accordi europei AEC II, consente alla corona danese di essere considerata a tutti gli effetti un bene rifugio, anche per l’intervento delle Banche centrali prestabilito a seguito di un’eventuale uscita dal range prefissato.

E’ in particolare nella corona danese, ma anche in quelle di Norvegia e Svezia, che gli investitori alla ricerca di diversificazione valutaria dall’euro possono trovare un porto sicuro in un momento ancora molto critico come quello attuale. I rendimenti non particolarmente attraenti delle obbligazioni governative dei Paesi floridi compensano infatti la solidità delle rispettive valute, consentendo di generare un giusto mix tra rischio e rendimento. E’ bene ricordare infatti che a maggiori rendimenti si associano rischi valutari più elevati, che in casi estremi possono portare anche alla compromissione del rimborso del nominale oltre che dell’incasso delle cedole periodiche.

 

 

Fonte: The Royal Bank of Scotland plc . Rappresentante autorizzato di The Royal Bank of Scotland N.V. in alcune giurisdizioni.

 

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