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S: CAMBI: EURUSD – USDJPY – EURJPY

Euri 100

EurUsd (PC 1,3115): nella dinamica del cambio euro/dollaro, dall’introduzione dell’euro nel gennaio 1999 ad oggi, possiamo individuare complessivamente 3 macro-fasi:

 


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Fase 1 (Gen 1999 – Apr 2002): discesa, consolidamento e riaccumulazione
Dopo un avvio di contrattazioni a ridosso di 1,1800-1,1900 nel gennaio 1999, l’euro/dollaro è sceso fino ad un minimo storico a 0,8231 il 26 ottobre 2000. Da tale livello è iniziata una fase di riaccumulazione prolungatasi fino al mese di aprile 2002.

Fase 2 (Mag 2002 – Lug 2008): rally dell’euro
Dal mese di maggio 2002 inizia una lunga fase caratterizzata dall’euro forte – o, per meglio dire, dal dollaro debole – culminata nel massimo storico del 15 luglio 2008 a 1,6038 (+95% dai minimi)

Fase 3 (Ago 2008 – oggi): rimbalzo e stabilizzazione del dollaro
Con l’acuirsi della crisi finanziaria, il dollaro inizia a rafforzarsi, toccando un picco contro euro il 7 giugno 2010 a 1,1876. La dinamica dell’euro conto dollaro degli ultimi 4 anni si può considerare, nel suo insieme, come debole-laterale, con un nuovo peggioramento a partire dalla primavera 2011 a causa dell’acuirsi delle tensioni sul debito sovrano dei Paesi periferici dell’area euro. Nel secondo semestre 2012 e nel mese di gennaio 2013, in corrispondenza del rasserenamento all’interno dell’area euro ed al contestuale ulteriore allentamento monetario promosso dalla Fed, l’euro ha messo a segno un rally sostenuto, dal minimo del 24 luglio a 1,2042 fino a toccare un picco il 1° febbraio a 1,3712.

Il recupero dell’euro, tuttavia, non è ancora sufficiente per fornire segnali rialzisti sull’euro in ottica strategica; la recente ridiscesa verso 1,3000 sembra infatti confermare la debolezza strutturale dell’euro, anche contro una divisa debole quale il dollaro Usa.

Per le prossime settimane. Finché il cambio staziona al di sotto della forte resistenza in area 1,3400-1,3500 sembra probabile la prosecuzione dello storno in atto: un primo obiettivo è individuabile nel supporto a 1,3000, la cui rottura provocherebbe un’accelerazione verso 1,2800. Un nuovo impulso ribassista, in ottica plurimensile, si avrebbe però solo alla perforazione di 1,2600/60 (prematuro). Nuova positività solo al superamento di 1,3400-1,3500 (poco probabile), per un nuovo test dei picchi a 1,3712; sopra tale livello (improbabile) il rialzo potrebbe estendersi verso la resistenza chiave in area 1,3850-1,4000, dove dovrebbero comunque prevalere le vendite.

STRATEGIA esposizione: 125/200, alleggerita (25/200) a 1,3475 (area 1,3450-1,3500). Possibili acquisti (50/200) su discese in area 1,2775-1,2825 e quindi in area 1,2400/50.

UsdJpy (PC 92,43): Il dollaro/yen è in un trend ribassista di lunghissimo periodo: da quota 350 all’inizio degli anni ’70 è sceso stabilmente sotto 175 a partire dalla metà degli anni ’80, raggiungendo un minimo storico a 79,75 nell’aprile 1995. Dopo un forte rimbalzo esauritosi nel massimo a 147,65 nell’agosto 1998, è ripreso il trend ribassista dominante, con massimi e minimi decrescenti, culminato in un nuovo minimo storico il 31 ottobre 2011 a 75,38. Anche se mancano ancora segnali convincenti di esaurimento del macro-trend ribassista, nel corso del 2012 va segnalato un tentativo di assestamento e risalita, con una forte accelerazione da inizio ottobre. Nell’ultimo trimestre del 2012 il cambio è risalito da quota 77,40 verso 87, per poi spingersi verso quota 95 nel mese di febbraio 2013 (max 94,77 il 25.02). Le politiche monetarie ultra-espansive varate dal nuovo governo Abe spingono ad un forte deprezzamento dello yen (-16% contro Usd da metà novembre), col rischio di innescare ritorsioni e “guerre valutarie”.

Per le prossime settimane. Si nota una perdita di spinta, che rende probabile l’inizio di una fase di consolidamento al di sotto della forte esistenza a quota 95 (picchi del maggio 2010 e febbraio 2013), con possibili ripiegamenti verso il supporto in area 88-90.

Un segnale di maggiore debolezza si avrebbe alla perforazione di 88, con obiettivo 85-86, dove dovrebbero comunque tornare gli acquisti. Il quadro tecnico tornerebbe ribassista, in ottica plurimensile, su ridiscese al di sotto di 83 (poco probabile), con conferma sotto 80,50 (improbabile). Ripresa degli acquisti al superamento di 95 (prematuro), con obiettivo la resistenza psicologica a quota 100.

STRATEGIA esposizione: 125/200, alleggerita (25/200) a 93,50 (area 93,25/75) e (50/200) a 94,635 (area 94,50/77). Possibili acquisti (50/200) su discese in area 88,25/75 e quindi in area 86,75-87,25.

EurJpy (PC 121,22): nella dinamica del cross euro/yen, dall’introduzione dell’euro nel gennaio 1999 ad oggi, possiamo individuare complessivamente 3 macro-fasi:

Fase 1 (Gen 1999 – Ott 2000): discesa
Dopo un avvio di contrattazioni a ridosso di 132,50-135,50 nel gennaio 1999, l’euro/yen è sceso fino a toccare un minimo storico a 88,97 il 26 ottobre 2000.

Fase 2 (Nov 2000 – Lug 2008): forte rally dell’euro
Dal mese di novembre 2000 inizia una lunga fase caratterizzata dall’euro forte, in cui lo yen viene sistematicamente venduto e utilizzato come funding currency, per finanziare investimenti in attività denominate in altre divise. Il carry trade porta così ad una vera e propria “bolla valutaria” che si autoalimenta fino allo scoppio della bolla immobiliare-finanziaria a partire dall’estate 2007. Il cross tocca un massimo storico a 169,95 nel luglio 2008 (+91% rispetto al minimo 2000).

Fase 3 (Ago 2008 – oggi): tracollo dell’euro, e rimbalzo
Con lo scoppio della bolla immobiliare-finanziaria, a partire dall’estate 2007 e con un’accelerazione col fallimento di Lehman Brothers nel settembre 2008, è iniziato un progressivo forte disinvestimento dalle Borse mondiali, con contestuali massicci riacquisti di yen per la chiusura delle posizioni di carry trade. Ciò ha provocato un vero e proprio tracollo dell’euro contro lo yen, alimentato da un duplice effetto: la discesa dell’euro contro dollaro Usa e, contemporaneamente, del dollaro contro lo yen. Il collasso dell’euro spinge il cross a toccare un minimo il 24 luglio 2012 a 94,12 (-44,6% dal massimo storico). A partire dai minimi di fine luglio 2012 si è assistito ad un forte rally – con un contestuale rialzo dell’euro contro il dollaro Usa e del dollaro Usa contro lo yen – favorito dal ritorno di propensione al rischio sui mercati finanziari grazie ai primi segnali distensivi sul debito nell’area euro e, recentemente, dalle politiche ultra-espansive della Banca del Giappone: il cambio tocca un picco il 6 febbraio a 127,69, per poi ripiegare verso 119-120.

Per le prossime settimane. È iniziata una fase di consolidamento, in cui l’euro dovrebbe ritracciare almeno una parte dei forti guadagni messi a segno nei mesi passati: finché il cross staziona al di sotto di 125 il tono rimane molto debole, con una possibile prosecuzione della discesa verso 115, con estensioni a testare il supporto critico in area 110-111,50, dove dovrebbero comunque tornare gli acquisti. Il rischio correttivo diminuirebbe su risalite sopra 123,50 ma gli acquisti riprenderebbero solo al superamento di 125 (poco probabile), con obiettivo la resistenza critica in area 128-130, che dovrebbe comunque arrestare la dinamica dell’euro per molti mesi a venire.
STRATEGIA esposizione: 125/200, alleggerita (25/200) a 123,25 (area 123,00/50) e (50/200) a 127,25 (area 127,00/50). Possibili acquisti (25/200) su discese in area 116,25/75 e quindi (50/200) in area 113,00/50.

Fonte: Ufficio Studi Banca Sella

 

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