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Tirando le somme sui platinoidi

AFRICA GIRAFFA

Ci siamo dilungati a dismisura nella disamina di compagnie che possedessero depositi di platino e palladio fuori dagli stati africani di Sud Africa e Zimbabwe, nazioni dove il rischio Paese è tale da mettere fuori gioco ogni possibile investimento….

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Ho tradotto un articolo di Dave Forest che spiegava come il Sud Africa non stia permettendo alle compagnie produttrici di frenare la crescita dei costi e come questo possa determinare ad un certo punto la chiusura di alcune miniere (se una compagnia non può licenziare i minatori o ridurre i loro stipendi, andrà avanti in perdita per qualche tempo, per non mandare tutto in rovina, ma ad un certo punto piuttosto di rimetterci nuovi investimenti a fondo perduto chiuderà i battenti!). Mi rendo conto anche che il livello di interesse era alquanto sotto la media, e quindi non c’è motivo di dilungarci oltre, altrimenti avrei potuto tradurre anche quest’altro suo articolo in cui spiegava che le uniche speranze per un aumento della produzione di platino a livello mondiale, risiedono nello Zimbabwe che dichiara che la produzione nei prossimi 3 anni potrebbe più che raddoppiare ed aggiungere un altro mezzo milione di once l’anno, superando quello della Russia. Ma l’autore spiega che c’è un piccolo problemino: nonostante il potenziale geologico (le riserve potenzialmente presenti sotto terra) che nessuno mette in dubbio (in pratica i depositi si trovano all’interno dello stesso mega-distretto minerario che si estende anche nello Zimbabwe e che ospita tutti i depositi di platino del Sud Africa), per consentire questo risultato occorrono 5 miliardi di investimenti, ora non voglio dilungarmi troppo, ma se lo Zimbabwe si contende il posto di peggiore giurisdizione al mondo insieme al Venezuela (dove tutte le miniere sono state nazionalizzate), un motivo c’è… E quindi quei 5 miliardi credo proprio che non salteranno fuori da parte di nessun investitore. In quest’altro articolo sempre Dave Forest spiega che a questo prezzo del platino viene messa a rischio anche la produzione di platino riciclato (4,8 milioni la produzione da questa fonte nel 2012), come testimonia il crollo del 31% di produzione da riciclaggio di Impala Platinum nell’ultimo trimestre! A proposito, Dave mi ha dato la disponibilità per una intervista (a distanza) e devo solo completare una lista di domande intelligenti da porgli… Lui lavora proprio in una compagnia del settore platino e quindi mi piacerebbe molto intervistarlo!

E’ il momento di tirare le somme. Io credo che il platino (ed il rodio, che esattamente come il platino si produce all’80% in Sud Africa) abbia(no) degli ottimi fondamentali. Mentre per il palladio (che invece è prodotto in maggioranza fuori dall’Africa) mi limiterei a parlare di buoni fondamentali. Ma come abbiamo visto nessuna compagnia mineraria di buona qualità permette oggi di essere utilizzata come veicolo per scommettere sul settore, fatta forse eccezione per la Stillwater Mining del futuro. Se paragonate ai depositi delle altre compagnie che abbiamo esaminato, le miniere di Stillwater Mining nel Montana sono davvero world class, hanno gradazioni importanti, riserve sufficienti non per anni bensì per decenni, costi di produzione inferiori alla media del settore, questo a confronto con miniere marginalmente economiche di compagnie troppo indebitate e sulla strada della bancarotta, oppure di depositi ancora troppo immaturi, mediamente con gradazioni insignificanti, spesso progetti poco prioritari per le compagnie che li possiedono. Inoltre i metalli del gruppo del platino che sono presenti nei depositi che abbiamo esaminato sono quasi sempre sotto-prodotti o al più co-prodotti (co-products) laddove le miniere di Stillwater derivano l’interezza dei loro ricavi dai platinoidi, e l’unico difetto rispetto alle miniere africane è nella predominanza del meno pregiato palladio rispetto al più strategico platino (a questi prezzi relativi il palladio incide per circa i due terzi). E’ questa assenza di competitori con cui fare un confronto che rende unica Stillwater Mining. Purtroppo queste qualità non hanno mai impedito al management precedente di bruciare valore per gli azionisti attraverso decisioni stupide e acquisizioni strampalate. Oggi però questo management è stato costretto ad andare in pensione e un nuovo team dirigenziale è stato messo a riparare i danni. Si tratta ancora di trovare il nuovo CEO, ma intanto si è inserito l’ex-governatore del Montana come chairman. Analisti rispettabili che vivono negli Stati Uniti non sono così entusiasti della cosa: i politici americani non sono certo i migliori cervelli della società come invece avviene qui da noi, dove invece una compagnia che mettesse Scilipoti come CEO farebbe la gioia degli investitori. Io però non esprimerei ancora un giudizio prima di vedere i nuovi manager all’opera. E poi va ricordato che il nuovo team è stato imposto dagli azionisti, che come tali dovrebbero avere a cuore l’andamento delle azioni in borsa dopo tutto, non come il precedente team che era alquanto autoreferenziale, e probabilmente credeva di non dover rispondere ad alcun azionista di controllo, da quando Norilsk Nickel aveva abbandonato questo ruolo.

Io considererei Stillwater Mining come candidata ad entrare nella top ten non appena ci siano maggiori elementi di chiarezza (ad esempio dopo il rilascio dei dati sull’andamento delle attività nel terzo trimestre), oppure se il titolo dovesse subire una pesante caduta in seguito a qualche “bella” (per chi non è azionista) brutta notizia (per la compagnia), il mio livello di entrata ideale con gli elementi di giudizio che ho oggi, è in zona 8 – 9$.

Stillwater Mining è attiva anche nel business di riciclare platinoidi da catalizzatori esauriti e questa attività le frutta una ventina di milioni di dollari all’anno di profitti. Proprio la carenza di depositi di platinoidi mi ha spinto ad indagare una minuscola (capitalizza 8 meschini milioni di dollari) compagnia canadese che risponde al nome di Pro-Or Inc (quotata a Toronto col simbolo POI.V, codice ISIN: CA74266A1012) e possiede proprio dei brevetti per il riciclo di metalli preziosi attraverso processi chimici di “clorazione” (chlorination). Trovate qui la presentazione. In sostanza Pro-Or sta già facendo funzionare da 2 anni un reattore prototipo da 50 tonnellate al giorno, e confida di poter far realizzare in futuro impianti da 200 tonnellate al giorno a costi molto competitivi rispetto agli impianti esistenti. Un impianto commerciale dovrebbe infatti avere un costo iniziale di soli 8 milioni di dollari canadesi, generare ricavi per 29 milioni di dollari canadesi e ben il 35% di margine di profitto, tale per cui il costo iniziale si ripaghi in meno di un anno. Voi capite bene che se una roba del genere funziona esattamente bene come la descrivono, sarebbe facile finanziarne una prima, e poi una seconda, e poi decine, e arrivare a fare utili annuali che potrebbero essere decine di volte superiori a quanto vale tutta intera la compagnia oggi. Ma è anche vero che se fosse così bella la storia sarebbero già arrivati molti interessati compratori e se la sarebbero comprata oppure avrebbero fatto salire a livelli incredibili i valori azionari nel tentativo. Per questo motivo, limitandomi ad usare la logica, inviterei alla cautela nell’approcciarsi ad un titolo così, che forse va visto più come un biglietto della lotteria che altro. Bello sarebbe se ci fossero degli ingegneri che potessero esprimere un loro parere tecnico in merito a questo processo, certo non posso farlo io. Io posso solo dire che, da un punto di vista finanziario, se la loro tecnologia funziona questa compagnia potrà regalare incredibili soddisfazioni agli azionisti (ma se invece non funziona il valore di questa compagnia tenderebbe zero)! E posso anche dire che ora come ora il titolo è comunque troppo speculativo (in base a tutta una serie di parametri) per poter mai entrare nella TF Top Ten. Ma esiste un altro problema: se questa tecnologia funzionasse (nei termini economici indicati) essa manderebbe fuori mercato gli impianti di riciclaggio tradizionali del tipo di quelli posseduti da Impala Platinum e Stillwater Mining, poiché Pro-or (o i suoi eventuali JV partner cui desse in licenza il brevetto) potrebbero pagare di più i catalizzatori usati e gli altri scraps contenenti platinoidi.

Ma questa possibilità di successo del processo di Pro-or getta una ulteriore ombra su Stillwater Mining, parte del cui valore risiede proprio nella sua quota di mercato e negli utili che riesce a ricavare dal business del riciclaggio.

Che fare allora, dato che abbiamo dei metalli con fondamentali interessanti da un lato e nessun veicolo di investimento abbastanza buono per “cavalcarli”? La mia idea sarebbe la seguente. Nel caso del rodio, che è possibile comprare solo attraverso ETF poco liquidi, si potrebbe pensare ad un investimento buy & hold (“compra e mantieni”), per una piccola porzione del portafoglio (ma ne riparliamo in un prossimo articolo), uno slot della top ten diciamo. Nel caso del platino e del palladio invece la mossa che mi pare più indovinata, sarebbe quella di approcciarli tramite dei segnali di analisi tecnica che ci dicano quando comprarli e quando invece venderli, elaborati dal nostro ottimo Davide Spinelli, che mi ha dato la sua disponibilità ad occuparsene in maniera continuativa e gratuita!

N.B.: le opinioni espresse in questo articolo non vanno intese quali raccomandazioni di investimento (anche perché se lo fossero state mi avreste dovuto dare dei soldi).

Fonte: truccofinanza.it

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