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Turchia, economia in continua crescita ma pesano proteste e pressione inflattiva

TURCHIA 1-

Pil sostenuto da domanda interna, ma possibile frenata nei prossimi mesi: Grazie alla sua dinamica e giovane popolazione orientata al consumo, la Turchia è considerata un candidato…..


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eccellente per una crescita economica duratura. Nella prima metà dell’anno il Paese della Mezzaluna ha mostrato chiari segnali di ripresa. Nel secondo trimestre il Pil ha evidenziato un aumento del 4,4% annuo, in accelerazione dal +2,9% dei primi tre mesi del 2013. Fattore trainante è stato principalmente il balzo del 5,3% dei consumi delle famiglie, oltre al sostegno delle spese pubbliche per investimenti. La seconda metà dell’anno rappresenta però un’incognita con il ritmo di crescita che potrebbe tornare sotto il 4%. Il governo turco a ottobre ha rivisto al ribasso le proprie stime di crescita per il biennio 2013-2014. Nel dettaglio, quest’anno il Pil dovrebbe espandersi del 3,6% rispetto al 4% annunciato in precedenza, mentre nel 2014 l’accelerazione sarà solo marginale (+4% rispetto al +5% della precedente stima). Ankara ha sofferto negli ultimi mesi un rallentamento dell’attività economica complice principalmente il crollo dei suoi principali mercati di esportazione europei oltre che dei disordini politici in alcuni Paesi del Medio Oriente che risultano importanti partner commerciali della Turchia.

Il problema dell’inflazione e la banca centrale

Intanto la banca centrale turca sta affrontando una prova estremamente complessa che consiste nel bilanciare la crescita con la stabilità valutaria. La divisa di Ankara si affaccia all’ultimo scorcio dell’anno con alle spalle dei mesi decisamente turbolenti, che l’hanno resa, secondo i calcoli Bloomberg, la peggiore valuta del 2013 tra quelle emergenti dell’area Emea. La debolezza pronunciata della lira turca rischia di ripercuotersi in primo luogo in un accentuato aumento delle pressioni inflattive per un Paese che già storicamente si trova a dover fronteggiare tassi elevati di crescita dei prezzi. A settembre l’inflazione è risultata cresciuta al ritmo del 7,9% annuo, decisamente oltre il livello del 6,2% stimato dalla banca centrale per fine 2013 e lontano dal target del 5% ritenuto di equilibrio dall’istituto di Ankara. La banca centrale turca potrebbe quindi trovarsi costretta a rivedere la propria strategia di politica monetaria e apportare anticipatamente rispetto al previsto una stretta sui tassi. Le pressioni per un rialzo dei tassi sono aumentate a inizio ottobre anche in scia all’avvertimento lanciato dal Fondo Monetario Internazionale di apportare una stretta monetaria per evitare deflussi di capitali esteri. L’istituto centrale di Ankara non appare però propenso a cedere alle pressioni del mercato e intende mantenere i tassi invariati al 4,5% fino a fine anno.

Le proteste politiche pesano sulla Borsa di Istanbul

Le tensioni interne pesano sulla Borsa di Istanbul, che ha lasciato sul terreno quasi il 21% dai massimi storici toccati a maggio, prima dello scoppio della protesta contro il premier Erdogan. La caduta ha favorito un saldo borsistico debole da inizio anno: l’indice DJ Turkey Titans 20 ha perso quasi l’8% da gennaio. Tra i titoli, male soprattutto il comparto bancario con Akbank e Turkiye Garanti Bankasi, le due maggiori banche del Paese e i due maggiori titoli dell’indice, che hanno perso circa 20 punti percentuali.

Fonte: RBS


 

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