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UT: L’Euro mostra i muscoli ma saranno di acciaio?

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L’euro ha chiuso la settimana conquistando nei confronti dello Yen giapponese un apprezzamento pari al 4,70%. Inferiore, ma pur sempre positivo  (1,32) oltreoceano, il guadagno conseguito dalla valuta principe nei confronti del dollaro americano, rafforzata dal dato negativo dei Non Far Payrolls,  e  prim’ancora  dalla conferenza stampa del governatore della BCE, Mario Draghi……..

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Da un punto di vista tecnico, il forte break out rialzista che ha portato l’euro a mostrare nuovamente i muscoli accarezzando la soglia psicologica in area 1.30, non trova correlazione con dati e indici economici. In poche parole sono saltati quei fattori che abitualmente forniscono indicazioni  di tendenza e che a loro volta determinano  un forte impatto in termini di volatilità sui cambi, nonché il rafforzamento o l’indebolimento di una valuta. Tra  i dati in contrapposizione evidenziamo l’aumento dell’inflazione tedesca a marzo e, per quanto concerne  l’ Italia, l’inatteso miglioramento del rapporto tra deficit e prodotto interno lordo stando ai dati dell’ultimo trimestre  2012.  Nel complesso tuttavia, il tono continua a rimanere negativo in un quadro recessivo innescato dalla crisi finanziaria globale che ha avuto inizio nel 2007. Alla complessa questione cipriota, a cui rischia di affiancarsi anche una “questione” Slovenia, si aggiunge quello che gli osservatori stranieri definiscono il “guazzabuglio politico italiano” che non sembra trovare soluzioni.

Nonostante questi fattori concorrano ad acuire il clima di incertezza, l’euro sembra aver imboccato una nuova fase rialzista. Chiave di volta la conferenza stampa del presidente della Bce Mario Draghi che ha rappresentato le due facce di una identica medaglia. Da un lato le prospettive poco rosee  per una immediata ripresa dello sviluppo economico nell’Eurozona, in fase di forte contrazione, dall’altra  la conferma del piano di rigore e di austerità intrapreso. Prova ne è la decisione di lasciare immutato l’attuale tasso di interesse. V’è di più che non esiste un piano alternativo, e che allo stato attuale,  diversamente dalle politiche di allentamento intraprese da altre banche centrali, non vi sarà modifica alcuna.


 

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Se c’è un  margine per vedere l’euro estendere i suoi guadagni nel corso di questa settimana, lo si vedrà anche in relazione alle reazioni dei mercati finanziari in apertura d’ottava. La tendenza rialzista, tornando all’analisi tecnica,  potrebbe trovare conferma dalle indicazioni che ci vengono fornite osservando il grafico su dinamica temporale a 4 ore. Trend  in ascesa, e dall’attuale livello correttivo, prima resistenza a 1.3046 ( ritracciamento  Fibo 38.2). L’ulteriore  violazione fornirebbe spinte direzionali di più decisa profondità  con potenziali target  a 1.3108 e in estensione a 1,3160. E’ del tutto evidente, in una logica operativa “trend follower” che l’ingresso in posizioni LONG, dovrebbe essere valutata in rapporto al raggiungimento del primo livello indicato. Parimenti, in uno scenario ribassista, dovremmo considerare come aree supportive sulle quali shortare, i livelli 1.2965, 1.2930 e infine 1.2880 con il piazzamento di stop loss appena al di sopra dei livelli suggeriti.


 

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Verosimilmente la sterlina britannica pur dando la parvenza di essersi risvegliata dal lungo torpore invernale registrando il nuovo massimo mensile di 1,5362, potrebbe non confermare il trend rialzista in presenza di una politica monetaria neutrale quale quella intrapresa dalla BoE che ha   mantenuto il tasso di interesse invariato in un’ottica di ripresa lenta ma sostenibile del Regno Unito. Volendo rimanere ancorati a osservazioni di carattere grafico nel mantenimento di un quadro rialzista, il supporto statico evidenziato in figura a 1.5260 (corrispondente al livello di ritracciamento Fibonacci 50%)  rappresenta una solida base di partenza verso il target di 1.5680. Nel  breve 1.5460 – 1.5485 i target intermedi. Diversamente una violazione a 1.5260 aprirebbe il campo a scenari ribassisti con profondità direzionale sui supporti a 1.5138 e 1.5032.  


 

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La lunga striscia positiva che ha caratterizzato l’andamento del dollaro australiano ha cominciato a registrare qualche battuta d’arresto. Lo stato di salute della commodities si riflette specularmente sull’andamento dei listini azionari.  Dal punto di vista grafico la formazione del pattern di inversione su doppio massimo, ha avuto millimetrica confermata con l’ampia correzione dell’Aussie sul supporto statico in area 1.03575 che si conferma essere anche una importante soglia psicologica. Gli investitori guardano con anticipo ad un eventuale taglio dei tassi d’interesse e al contempo osservano con particolare attenzione a quanto accade negli Stati Uniti. I dati deludenti degli NFP di venerdì scorso vengono interpretati in chiave recessiva con le inevitabili implicazioni sul piano politico da parte della  Federal Reserve. L’attuale livello di prezzo si conferma un buon trampolino di lancio per aprire posizioni rialziste con target a 1.040, 1.04250 fino ad arrivare in estensione a 1.04470. Stop loss, come detto, sul supporto 1.03575 la cui violazione in basso modificherebbe il quadro tendenzialmente “bullish” del dollaro australiano, costretto a ripiegare verso i supporti 1.03325 – 1,02960.


 

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L’analisi intermarket non può sottrarci dall’osservare il DAX. Caduta verticale dell’indice tedesco che ha violato la trendline di lungo avvicinandosi pericolosamente al supporto statico  in area 7589. Il quadro d’insieme, supportato da una direzionalità quanto mai incerta, suggerisce un approccio prudenziale nel valutare l’apertura di posizioni in favore di trend. Il consiglio è quello di prendersi una sana pausa di riflessione tenendo sotto osservazione ciò che accade all’indice tedesco in rapporto all’andamento delle commodities curriencies, del BUND  che ha segnato il record a 146.5, dell’oro e dell’argento in palese rialzo. La fase di rischio appare molto elevata e la settimana  che si affaccia può essere decisiva per un cambiamento di rotta che porti il DAX a violare il supporto statico aprendo nuovi e più inquietanti scenari sui mercati finanziari.

Onofrio D’Alesio

Ufficio Studi Uptrend Advisory

Fonte: UPTrend

 

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